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Ciao amici e amiche,

scusate la mia prolungata assenza ma impegni di lavoro mi hanno sottratto tempo libero da dedicare alla realizzazione di questo blog. Di cose negli ultimi tempi ne sono accadute e sicuramente non è cambiato nulla nelle mie aspettative. Con tristezza e rassegnazione apprendo le notizie e la voglia di abbandonare questo paese aumenta. Dopo la  giusta bocciatura del Lodo Alfano il nostro premier non ha perso tempo e così ha sfornato l’ennesima legge ad personam.

Molto interessante è il commento che Antonio Padellaro fa sul “Il fatto”, nessun altro commento, semplicemente le sue parole.

Noi speriamo che qualcuno lassù – Montecitorio, il Quirinale – sia stato avvertito della protesta che sale nel paese. Una tempesta di messaggi che intasano Internet e i pochi giornali di opposizione. Tutti dicono la stessa cosa: basta, è stato superato il limite. Basta con l’ennesimo provvedimento ad personam, il diciannovesimo in quindici anni. Basta con i trucchi e con il ricorso a tutti i possibili imbrogli legislativi per consentire l’impunità di un premier che se ne frega di tutto e di tutti. Basta con le leggi che per salvare uno soltanto cancellano centinaia di migliaia di processi. Assicurano la prescrizione a fior di corrotti e corruttori. E, forse, lasceranno senza giustizia le vittime di grandi tragedie del lavoro e i loro familiari. Basta con l’ingiustizia che risparmia i reati dei potenti e si accanisce sempre contro i poveri cristi. Basta con il Parlamento svilito, svuotato, usato solo per soddisfare le necessità del padrone. Basta con le istituzioni costrette a dare retta ai continui espedienti degli avvocati e legulei dell’impunito. Basta con i domestici e i ruffiani adeguatamente ricompensati con incarichi parlamentari e ministeriali ; e con gli inquisiti per camorra candidati alla guida della regione più inquinata dalle cosche e dai veleni. Basta con il disprezzo per la Costituzione e con gli incessanti tentativi di abbatterla a spallate. Possibile che una intera nazione debba essere tenuta in ostaggio da gente simile? Quali altre mascalzonate dovremo sopportare ancora? Quante umiliazioni dovrà subire la nostra povera democrazia prima che il basta di tanti e tanti arrivi lassù in alto?

ggChi di voi a visto lo spettacolo offerto ieri su Rai 1? Chi ha avuto il coraggio sadomasochista di ascoltare le ennesime bugie del nostro Presidente del Governo? Onestamente ieri non ho avuto la forza ed ho preferito vedere  la Juventus in Champions League.

Stamane ho letto diversi commenti sulla puntata costruita ad hoc per il nostro amatissimo Presidente. Il più bello e significante è quello fatto da Marco Travaglio ed è per questo motivo che ho deciso di riportarlo integralmente.  

Il miglior presidente del Consiglio che l’Italia abbia mai avuto negli ultimi 150 anni va ripetendo in giro che la consegna di 47 chalet a 200 dei trentamila sfollati per il terremoto d’Abruzzo dopo appena 162 giorni rappresenta “il cantiere più grande del mondo”, nonché l’opera di ricostruzione più rapida e imponente della storia dell’umanità. Anche meglio della muraglia cinese e della piramide di Cheope. Non parliamo poi della bonifica delle paludi pontine e della battaglia del grano, che gli fanno un baffo.

A tenergli bordone c’è l’eccellentissimo Guido Bertolaso, il gran ciambellano della Protezione Civile nonché “uomo della Provvidenza” che tutto il mondo ci invidia perché senza di lui non sapremmo proprio come fare: anche lui si loda e si imbroda a proposito della ricostruzione più rapida e imponente eccetera. La stampa al seguito registra e rilancia. Peccato che non sia più in vita Indro Montanelli, che dopo il terribile sisma del 1980 in Campania e Basilicata, raccolse tra i lettori del suo Giornale (quello vero, non la tetra parodia oggi in edicola) un bel po’ di quattrini e consegnò ai terremotati di Castelnuovo di Conza un intero villaggio di nuove case, il “Villaggio Il Giornale”, inaugurato insieme all’allora presidente della Repubblica Sandro Pertini 170 giorni dopo il sisma. Cioè soli 8 giorni dopo l’attuale ricostruzione più imponente e più rapida eccetera.

 

Ma ci fu anche chi arrivò molto prima: lo staff di Giuseppe Zamberletti, democristiano lombardo concreto ed efficiente, che senza essere sottosegretario a nulla, ma in veste di commissario straordinario di governo, mise a frutto l’esperienza maturata nel 1976 in Friuli e riuscì a consegnare 150 chalet (identici ai 45 inaugurati ieri dal premier, anche se a pagarli è stata la provincia autonoma di Trento, governata da Lorenzo Dellai, centrosinistra) alla popolazione di Ariano Irpino, che aveva appena pianto 300 morti, riuscendo a seppellirli solo tre settimane dopo. Quando avvenne la consegna? Qualcuno, sentita la premiata ditta B&B, nel senso di Berlusconi & Bertolaso, dirà: sicuramente non prima di 170 giorni, altrimenti gli annunci del presidente del Consiglio e del capo della Protezione civile sarebbero nient’altro che balle. E i giornali che le registrano senza batter ciglio sarebbero nient’altro che uffici stampa. Bene, tenetevi forte: Zamberletti consegnò ad Ariano i primi prefabbricati appena 60 giorni dopo il terremoto e le 150 casette con giardino dopo soli 122 giorni, dando un tetto permanente a 450 persone: la metà dei superstiti. Cioè impiegò ben 40 giorni in meno della ricostruzione più imponente e rapida eccetera, per fare il triplo del migliore presidente del Consiglio degli ultimi 150 e del capo della Protezione civile che tutto il mondo ci invidia.

Con tre lievissime differenze, fra il 1980 e oggi. Primo: il terremoto in Campania e Lucania si estese per quasi due regioni intere, fece 3 mila morti (10 volte quelli d’Abruzzo), 9 mila feriti e 300 mila sfollati. Secondo: all’epoca la Protezione civile non esisteva: i soccorsi erano coordinati dalla radio della Rai, con le telefonate in diretta degli amministratori e dei cittadini. Terzo: scalcinata fin che si vuole, l’Italia era ancora una democrazia. E anche il politico più infame avrebbe esitato un po’, prima di pavoneggiarsi a favore di telecamera su un red carpet di cadaveri.

Testo:

“Buongiorno a tutti, oggi ci riguardiamo di nuovo in faccia, sono felice, parliamo di quello che è successo negli ultimi giorni brevemente nel campo politico, avete visto, Fini tenta un’altra volta di smarcarsi come aveva tentato di fare due anni fa, poi due anni fa ci fu il precipitare del Governo Prodi con le elezioni anticipate e dovette rinculare indietro, questa volta sembra fare sul serio e sta cominciando anche a esplicitare i temi del suo dissenso dalla leadership di Berlusconi.

Gianfranco Fini in cerca di redenzione

Finché erano temi lontani dai terreni di caccia degli interessi del Cavaliere come la bioetica, la fecondazione assistita, i problemi legati all’immigrazione, la difesa del Parlamento dalla decretomania e dai continui voti di fiducia, la polemica con la Lega Nord sull’Italia unita o più o meno unita era un conto.

Quando invece si va a toccare il cuore del caso Berlusconi e Fini lo ha fatto l’altro giorno a Gubbio e cioè quando si dice: noi non dobbiamo dare neanche l’impressione lontanamente di non volere la verità sui mandanti delle stragi del 92 e del 93 e quando aggiungere Fini: non ho mai avuto dimestichezza con grembiulini e con compassi, con la massoneria, a cominciare dalla Pd2 che era addirittura la peggiore massoneria che abbia avuto il nostro paese, allora le cose si fanno serie, è la prima volta da quando Bossi si sganciò da Berlusconi e rimase sganciato per qualche anno, salvo poi tornare all’ovile, è la prima volta che un allenato di Berlusconi, pone il problema dei rapporti tra Berlusconi e la Pd2, anche se in maniera velata, ma comunque chi doveva capire ha capito e si smarca anche a stretto giro di posta sui temi della lotta alla mafia, appena il giorno prima Berlusconi aveva detto: è una follia che pezzi di procure si occupino ancora di indagini su fatti vecchi del 1992/1993/1994 cospirando contro di noi, Fini il giorno dopo ha detto: Santo Dio, che dovrebbero fare i magistrati quando si ritrovano in mano delle novità sulle stragi? Sono le ultime stragi che si sono verificate in Italia quelle del 1992 e 1993, che possono e che debbono fare i magistrati quando hanno novità su quelle stragi, se non riaprire le indagini o proseguire le indagini? Che devono fare, eliminare il testimone o il pentito che gli sta dando nuove informazioni? Cestinare le carte, mangiarsele? Probabilmente è quello che vorrebbe Berlusconi, non è escluso che non ci siano magistrati che fanno così o che hanno fatto così in passato e che poi hanno fatto carriera.

Per fortuna ce ne sono ancora a Milano, Firenze, Palermo e Caltanissetta che sono invece interessati alla verità.

Il giorno dopo la dichiarazione di Berlusconi sulla follia e la cospirazione interviene Fini e dice: se non abbiamo niente da nascondere, cari amici per quale motivo dovremmo dirci contrari alla riapertura delle indagini. All’indomani ancora, l’altro Presidente, quello che purtroppo adesso è il capo dello Stato reggente, perché Napolitano è in Corea, cioè il grande statista Renato Schifani, già socio nella sicula broker di due persone che oggi sono condannate e in galera per mafia, è intervenuto dicendo che lui non ama i teoremi giudiziari su mafia e politica, te credo, ne ha ben donde avendo avuto dei soci così, ci mancherebbe che amasse, non dico i teoremi, diciamo le indagini sulla mafia!

Tra l’altro l’uso della parola “teorema” è una delle parole che andrebbero abolite a proposito della giustizia, perché il teorema è una dimostrazione matematica, qualcosa di scientifico, il teorema di Euclide, di Pitagora, qui si usa la parola “teorema” come se fosse una fumisteria, è esattamente il contrario del significato etimologico del termine, teorema è tac, tac, invece qui dicono “teorema, quindi non è vero niente, non si rendono conto che quando chiamano teorema un’ipotesi investigativa, la stanno nobilitando, sono ignoranti oltre a essere dei mascalzoni! In ogni caso questo è il clima, Fini ha detto ciò che neanche il centro-sinistra ha detto, perché lo sapete, in questi anni il centro-sinistra non ha mai detto nulla di nulla, di nulla, salvo rarissime e poco importanti eccezioni sulla necessità di scoprire i mandanti occulti delle stragi, la ragione è molto semplice, che le trattative che nascondono i mandanti occulti delle stragi, almeno dalla strage di Borsellino a quelle di Roma, Firenze e Milano, si svolgono a cavallo tra la prima e la seconda repubblica, la prima trattativa importante è quella avviata dal Ros dei Carabinieri tramite Vito Ciancimino della quale sta parlando il figlio di Ciancimino e della quale hanno già parlato Brusca e altri e lì Berlusconi non c’era in politica, in politica c’era il Governo Amato con il suo neoministro dell’interno Nicola Mancino e del quale hanno parlato Brusca, il figlio di Ciancimino, Paolo Borsellino nel suo diario, a proposito del famoso incontro etc..

La seconda trattativa è quella che invece avviene dopo l’arresto di Riina e le nuove stragi nel continente, che probabilmente furono fatte per richiamare qualcuno a trattare, dopo l’arresto di Riina e dello stesso Ciancimino, è quella, leggiamo nella sentenza Dell’Utri è una trattativa che ha fatto Dell’Utri con Provenzano e con Mangano che faceva la spola tra Palermo e Milano, mentre a Milano nasceva Forza Italia e a Palermo la mafia decideva di affossare il suo stesso partito che aveva costruito negli ultimi anni, Sicilia Libera per confluire nel partito di Dell’Utri e di Berlusconi, quindi capite che se della prima trattativa, come molti dicono, erano consapevoli e addirittura ispiratori o comunque erano d’accordo personaggi della prima repubblica che oggi stanno nel centro-sinistra, non c’è una grande voglia del centro-sinistra di fare giustizia, infatti avete visto che tutte le contraddizioni che sono emerse questa estate a proposito di Mancino, l’intervista di Ayala, le ritrattazioni, le correzioni di tiro e di rotta, sono passate completamente inosservate anche sulla stampa “libera” ammesso che ne esista una.

Preoccupazione a destra e a sinistra

Quindi non c’è solo Berlusconi che deve preoccuparsi e che è preoccupato dalla riapertura di quei capitoli, ma c’è anche qualche bello spezzone del vecchio centro-sinistra confluito nella cosiddetta seconda repubblica.

Fini per sua fortuna ne ha fatte ovviamente tante anche lui, sta arrivando molto in ritardo a sganciarsi da Berlusconi, questo mio non è un elogio di Fini naturalmente, ma Fini ha la fortuna di non avere vissuto da protagonista quelle vicende, quindi di poter dire guardando a destra e a sinistra, se non abbiamo niente da nascondere per quale motivo non dovremo incoraggiare i magistrati a andare fino in fondo? Speriamo che tenga botta, visto che l’abbiamo già visto sporgersi molto spesso e poi rinculare immediatamente dopo le solite bastonate che televisioni e house organ del Cavaliere gli tirano, speriamo che questa volta metta le palle sul tavolo, uso un’espressione volgare, ma credo che di questo ci sia bisogno per questo personaggio e le tenga lì e nei prossimi mesi cerchi di fare argine contro la bufera che investirà la Magistratura che sta indagando sulle stragi, sui mandanti occulti e sulle trattative perché è evidente che se quelle indagini andranno a buon fine, prima o poi noi scopriremo cosa è stato scoperto e quando scopriremo cosa è stato scoperto, ci sarà chi naturalmente avrà paura di quelle verità e quindi tenterà continuamente di delegittimare testimoni, collaboratori di giustizia e magistrati come già avvenne a metà degli anni 90, quando i primi mafiosi collaboratori cominciarono a parlare di queste cose, furono prima insultati oppure screditati da politici di destra e di sinistra che vanno da Napolitano a Del Turco, allora Presidente dell’antimafia ai soliti trombettieri berlusconiani che poi dovettero fare la legge sui pentiti per tappare loro la bocca.

Questa volta si spera che ci sia qualcuno in ambito politico che si occupa di queste vicende e che si mette a difendere non i teoremi, ma semplicemente i magistrati che fanno il loro dovere punto e basta per quanto riguarda Fini.

Invece la domanda vera è: perché Berlusconi si è scatenato? Berlusconi si è scatenato e il giorno dopo è arrivato il Procuratore di Palermo e ha dichiarato: non capisco per quale motivo il Cavaliere si sia scatenato così tanto a proposito di Palermo che indagherebbe sulle stragi, Palermo non ha nessuna competenza per indagare sulle stragi, quindi noi non abbiamo nessuna indagine sulle stragi, per quale motivo se la prende con noi? Il Procuratore Messineo ha risposto così, in effetti non si capisce di cosa stia parlando il Cavaliere, a meno che il Cavaliere non abbia delle informazioni che noi non abbiamo, perché? Perché in questo momento la geografia delle indagini sui mandanti occulti e sulle trattative è così disposta: competente sulla strage di Capaci e di Via D’Amelio è la Procura di Caltanissetta, perché? Perché sono morti due magistrati di Palermo e quindi quando accusato di commettere un reato, oppure vittima di un reato è un magistrato, se ne occupano i suoi colleghi ma del distretto confinante, non se ne possono occupare i colleghi del suo stesso ufficio, quindi Caltanissetta indaga su Capaci e Via D’Amelio, su Capaci non ci sono novità, i processi giunti a definitiva conclusione, reggono e quindi non ci sono novità.

Invece per quanto riguarda Borsellino, le novità ci sono altroché e riguardano le dichiarazioni sia di Spatuzza, che è l’ex capo della Famiglia di Brancaccio e le dichiarazioni di Massimo Ciancimino, queste novità porteranno probabilmente, anzi quasi sicuramente, alla revisione del processo Borsellino, laddove ci si occupava di quello che materialmente portò l’automobile, il cui blocco motore fu poi trovato sulla scena della strage, la macchina imbottita di esplosivo che uccise Borsellino e gli uomini della sua scorta.

Per questa ricostruzione si era dato credito, non soltanto a Vincenzo Scarantino che si era autoaccusato di avere rubato e portato la macchina, ma anche a altri che convalidavano quella sua tesi e soprattutto si era dato credito a una serie di elementi che sembravano confermarla. Ora c’è un altro che si accusa che è Gaspare Spatuzza e quindi le sue dichiarazioni sono ritenute più credibili di quelle di Scarantino e quindi probabilmente ci sarà da rivedere alcune posizioni, che comunque non cambiano il quadro di insieme, semplicemente cambia “famiglia” la strage di Via D’Amelio, ma sempre mafia è, sempre Cosa Nostra, e sempre va scoperto chi suggerì a Toto Riina l’accelerazione di quella strage, perché Riina com’è noto non aveva in programma di uccidere Paolo Borsellino, aveva in programma tutt’altri obiettivi nell’estate del 1992, quando invece gli arrivò questo ordine esterno che poi sfociò nella strage di Via D’Amelio.

Queste novità di Caltanissetta, per il momento non sono note per quanto riguarda invece i mandanti esterni della strage Borsellino e è probabile che non ci siano grosse novità sui mandanti esterni, le novità invece emergono più a Palermo, a questo proposito, per quale motivo? A Palermo si sta indagando non sulle stragi, Palermo non può indagare sulle stragi perché le vittime delle stragi erano i magistrati palermitani Falcone e Borsellino. Palermo sta indagando sulle trattative che si svolsero a Palermo, naturalmente e che sfecero da sfondo alle stragi, quindi è una specie di fondale davanti al quale si muovono la mafia e i suoi obiettivi e che possono aiutare a capire il contesto di quelle stragi, ma che non arriveranno mai a colpire i mandanti occulti delle stragi, perché di quelli, se verranno individuati, si dovranno occupare i magistrati di Caltanissetta per quanto riguarda Capaci e Via D’Amelio e quelli di Firenze per quanto riguarda le stragi del continente.

Firenze è competente sulle stragi di Via dei Georgofili, delle Basiliche di San Giorgio Al Velabro e San Giovanni Laterano e di Via Palestro padiglione di arte moderna e contemporanea a Milano, sono stragi che si sono verificate in rapida successione, sapete che il 14 maggio 1993 tentarono di fare la pelle a Maurizio Costanzo in Via Fauro a Roma, il 27 maggio colpirono Via dei Georgofili, la Torre dei Pulci vicino agli Uffizi a Firenze e fecero 5 morti, se non erro, e una dozzina di feriti, il 27 luglio ci furono le due stragi in simultanea a Milano al padiglione di arte moderna di Via Palestro, altri 5 morti e a Roma qualche ferito soltanto alle due basiliche del Velabro e del Laterano.

Questa successione di eventi è stata ritenuta ovviamente parte di un’unica strategia e se ne è occupata sempre la Procura di Firenze.

Il ritorno di Ilda Bocassini

Recentemente si è sentito parlare di un ritorno di fiamma di Ilda Boccassini che è Procuratore aggiunto a Milano e che prossimamente potrebbe diventare il capo della direzione distrettuale antimafia della Procura di Milano. Di cosa si sta occupando la Boccassini? Si sta occupando un po’ come sta facendo quella di Palermo, nei confronti della strage di Via D’Amelio, allo stesso modo quello che sta facendo la Boccassini nei confronti delle stragi del 1993, si sta occupando del contesto politico – imprenditoriale che in quel periodo stava di sfondo alle stragi e che ha prodotto le stragi, stragi che lo sanno anche i bambini, non possono essere state decise in autonomia da Totò Riina prima e da Leoluca Bagarella dopo, con tutta la fiducia che possono avere del loro livello culturale, l’idea che Totò ‘u curto e i suoi uomini e parenti fossero molto ferrati sulla dislocazione del padiglione di arte moderna e contemporanea di Via Palestro a Milano o sulla Torre dei Pulci a Firenze o sul Velabro a Roma, neanche sapevano che esistevano questi monumenti, è ovvio, fossero stati la Torre di Pisa o il Colosseo, uno potrebbe anche attribuirglieli, ma è evidente che questi sono degli obiettivi talmente mirati e talmente particolari che qualche suggeritore c’è per forza e del resto nelle sentenze lo si legge.

La Boccassini quindi si sta occupando anche lei, avendo sentito Spatuzza, come ha fatto la Procura di Firenze perché? Perché Spatuzza si occupa anche di un’altra strage, oltre a essersi autoaccusato della strage Borsellino dice, essendo lui stato il capo del mandamento di Brancaccio, mandamento di Brancaccio che era capitanato dalla famiglia Graviano, sono quelli che hanno fatto fuori Don Puglisi e sono quelli che si sono occupati materialmente delle stragi del 93. Che cosa dice Spatuzza dei Graviano? Parla dei rapporti che avevano i Graviano a Milano con personaggi che già risulta – basta avere letto la sentenza Dell’Utri per saperlo – che hanno avuto rapporti con Dell’Utri: l’abbiamo pubblicate un po’ di carte del processo Dell’Utri, c’è un libro che si chiama “ L’Amico degli Amici”, è un libro arancione, sono tutti gli atti, insomma è abbastanza impegnativo, però pubblicato dalla Bur potrebbe essere utile là, soprattutto, dove si raccontano i rapporti tra Dell’Utri e alcuni uomini legati al clan dei Graviano, che gravitavano, in quel 1993, a Milano. Ce ne era uno in particolare che era arrivato a Milano per sistemare suo figlio nei pulcini del Milan e Dell’Utri pare abbia fatto da tramite. Quindi stiamo parlando, anche qui, di rapporti che non sappiamo se costituiscono reato o meno, ma che insomma c’erano.

Secondo Attilio Bolzoni, che l’ha scritto su Repubblica ieri, Spatuzza ha detto ai magistrati di Firenze “ Giuseppe Graviano mi disse che, per quell’attentato, avevamo la copertura politica del nostro compaesano”: il compaesano pare di capire, anche se bisogna stare attenti – e infatti qua su Repubblica stanno molto attenti – sembrerebbe essere il siciliano più illustre di Forza Italia, ossia Marcello Dell’Utri, dice sempre Spatuzza. Spatuzza lo dice a Firenze, a Milano la Boccassini sta lavorando su tutti i rapporti imprenditoriali, soprattutto, che la famiglia Graviano aveva avviato a Milano e sui contatti che c’erano tra quegli ambienti e gli ambienti dellutriani, per spiegare che cosa stava dietro, cioè per spiegare se è così folle l’idea che i Graviano e Dell’Utri abbiano qualcosa a che fare, o se invece emergono dei punti di contatto e, come vi ho detto, già emergono nel processo Dell’Utri. Sapete quale è la mia impressione? La mia impressione.. ah, naturalmente qui l’attentato di cui si parla, di cui parla Spatuzza – “ Giuseppe Graviano mi disse che, per quell’attentato, avevamo la copertura politica del nostro compaesano” – Spatuzza sta parlando dell’ultimo attentato, ovvero di una Lancia Thema imbottita con 120 chili di esplosivo che, tra il novembre e il dicembre del 93, doveva esplodere allo Stadio Olimpico e fare una strage di Carabinieri del servizio d’ordine; su quella strage ci sono sempre stati problemi di datazione, anche perché, per fortuna, non si è mai verificata, nel senso che la prima volta si guastò un innesco elettrico e conseguentemente non esplose la bomba e la volta seguente, quando tutto era pronto, invece ci fu un contrordine e di lì la mafia smise di sparare, perché probabilmente aveva trovato colui il quale era in grado di mantenere i patti, dopo averli fatti e, secondo la sentenza Dell’Utri, quel “colui” era Marcello Dell’Utri. E’ proprio questo che volevo dire: si parla molto, sui giornali, di “chissà cosa stanno scoprendo, chissà cosa ha trovato la Boccassini, chissà cosa hanno a Firenze in mano, chissà a Palermo come cospirano, chissà a Caltanissetta” etc. etc.. L’impressione è che, per quanti passi in avanti stiano facendo queste indagini sulle stragi, per quello che interessa noi cittadini, giornalisti, lettori di giornali, le cose più pesanti sono già scritte: sono già scritte nella sentenza di primo grado del Tribunale di Palermo che, nel dicembre del 2004, ha condannato Marcello Dell’Utri a nove anni di reclusione per concorso esterno associazione mafiosa.

“Abbiamo le prove”

Dubito che i magistrati abbiano potuto scoprire qualcosa di più pesante di quello che c’è scritto in quella sentenza: probabilmente se qualcuno, in questi giorni, scrivesse su un giornale – cito a caso – “ ho le prove inoppugnabili che Dell’Utri per trenta anni, prima come ideatore e creatore del movimento politico di Publitalia e poi del movimento politico Forza Italia, è stato l’anello di congiunzione tra Cosa Nostra e Silvio Berlusconi. Abbiamo le prove della posizione assunta da Dell’Utri nei confronti di noti esponenti di Cosa Nostra, dei suoi contatti diretti e personali con alcuni di essi (Stefano Bontate, Mimmo Teresi, Vittorio Mangano, Tanino Cinà), abbiamo le prove del ruolo ricoperto da Dell’Utri nell’attività di costante mediazione tra il sodalizio criminoso, cioè la mafia, il più pericoloso e sanguinario nel panorama delle organizzazioni criminali operanti al mondo e gli ambienti imprenditoriali e finanziari milanesi, con particolare riguardo alla Fininvest. Abbiamo le prove sulle funzioni di garanzia svolte da Dell’Utri nei confronti di Silvio Berlusconi, il quale temeva che i suoi familiari fossero oggetto di sequestri di persona. Abbiamo le prove che si adoperò affinché Berlusconi assumesse un mafioso nella sua villa, come responsabile o fattore, o soprastante, come si dice in siciliano e non come mero stalliere, pur conoscendo lo spessore delinquenziale dello stesso Mangano fin dai tempi di Palermo: anzi, proprio per tale sua qualità delinquenziale Dell’Utri fece assumere Mangano da Silvio Berlusconi”.

E ancora, se ci fosse qualcuno che dice “abbiamo le prove che, quando fece assumere Mangano, perché era un delinquente, da Berlusconi, ottenne l’avallo compiaciuto di Stefano Bontate e Girolamo Teresi che, all’epoca, erano i due uomini d’onore più importanti di Cosa Nostra a Palermo. E poi abbiamo le prove sugli ulteriori rapporti di Dell’Utri con Cosa Nostra, favoriti, in alcuni casi, dalla fattiva opera di mediazione del suo amico Tanino Cinà, protrattisi per un trentennio”. Pensate se ci fosse qualcuno che dice che, per 30 anni, Dell’Utri ha avuto rapporti con Cosa Nostra! Per trenta anni, non per qualche giorno o per qualche mese!

“Nel corso di quel trentennio abbiamo le prove che Dell’Utri ha continuato la sua amichevole relazione con il mafioso Cinà e con il mafioso Mangano che, nel frattempo, era diventato il capo del mandamento di Porta Nuova, il mandamento mafioso di Porta Nuova a Palermo e palesava, a Mangano, una disponibilità non solo fittizia: lo incontrava ripetutamente nel corso del tempo, consentendo che Cosa Nostra percepisse lauti guadagni a titolo estorsivo dall’azienda milanese facente capo a Berlusconi”, ossia Dell’Utri consentiva che la mafia prendesse dei soldi dalla Fininvest, intervenendo nei momenti di crisi tra l’organizzazione mafiosa e il gruppo Fininvest, per esempio quando la mafia mette le bombe alla Standa Berlusconi interviene.. scusate, Dell’Utri interviene per fare cessare gli attentati, però l’azienda di Berlusconi paga il pizzo alla mafia, quindi Dell’Utri non si sa mai bene da che parte sta: sta da tutte e due le parti, dell’estorto e dell’estortore, promettendo appoggi in campo politico e giudiziario alla mafia. Abbiamo le prove che queste condotte sono state dimostrate da fatti, episodi, testimonianze, intercettazioni telefoniche e ambientali, conversazioni tra lo stesso Dell’Utri e Silvio Berlusconi, Mangano, Cinà, dichiarazioni di collaboratori di giustizia. Insomma, abbiamo la prova che la sua attività in quei trenta anni ha costituito un concreto, volontario, consapevole, specifico e prezioso contributo a mantenere, consolidare e rafforzare Cosa Nostra, alla quale è stata, tra l’altro, offerta l’opportunità, sempre con la mediazione di Dell’Utri, di entrare in contatto con importanti ambienti dell’economia e della finanza, per esempio la Fininvest, così agevolandola nel perseguimento dei suoi fini illeciti, sia meramente economici che, lato sensu, politici.

Oltre a essere un reato l’associazione mafiosa in concorso esterno, queste cose sono ancora più gravi in quanto Dell’Utri ha favoreggiato un’associazione armata, un’associazione e un’organizzazione criminale armata e poi un’organizzazione che opera anche nel campo economico, utilizzando e investendo i profitti dei delitti che, tipicamente, pone in essere in esecuzione del suo programma criminoso. E quindi tutto ciò è gravissimo, perché? Perché abbiamo la prova che Dell’Utri ha voluto mantenere vivo per circa 30 anni il suo rapporto con la mafia, anche dopo le stragi del 92 e 93, quando persino i tradizionali referenti, non più affidabili, venivano raggiunti dalla vendetta di Cosa Nostra, quando persino Andreotti tentò di staccarsi, in extremis, dalla mafia: Dell’Utri no, coerente nei secoli e fedele e ciò nonostante il mutare della coscienza sociale, di fronte al fenomeno mafioso nel suo complesso. Dell’Utri continuò a avere rapporti con la mafia anche dopo le stragi, pur avendo a motivo delle sue conclusioni personali, sociali, culturali e economiche tutta la possibilità per distaccarsene e per rifiutare ogni richiesta da parte di soggetti intranei o vicini a Cosa Nostra. Si ricordi, sotto questo profilo, l’indubbio vantaggio di essersi allontanato dalla Sicilia fin dagli anni giovanili e di aver impiantato altrove la sua attività professionale. E ancora tutto ciò è gravissimo, in quanto il suo consapevole contributo a Cosa Nostra, reiteratamente prestato con diverse modalità a seconda delle esigenze del momento, in relazione ai singoli episodi esaminati nel racconto della sua vita, ha creato innumerevoli vantaggi alla mafia: prima, quando la mafia aveva interesse a rapportarsi con una grossa azienda e un grosso gruppo finanziario come la Fininvest e poi quando la mafia aveva necessità di rapportarsi a un nuovo partito, visto che quelli vecchi erano scomparsi Dell’Utri mise addirittura a disposizione un partito e l’idea, nel 93, la ebbe lui. E è grave il tentativo di inquinare le prove nel suo processo e, anche questo, è dimostrato e è grave che, contando sull’amicizia di Mangano, la mafia gli abbia chiesto favori legati alla sua attività imprenditoriale. E infine, è dimostrata la sua disponibilità verso l’organizzazione mafiosa nel campo della politica, in un periodo storico, dopo il 92, in cui Cosa Nostra aveva dimostrato la sua efferatezza criminali attraverso le stragi gravissime, espressioni di un disegno eversivo contro lo Stato e inoltre quando la sua figura di uomo pubblico e le responsabilità connesse ai suoi incarichi istituzionali – Dell’Utri era entrato in Senato, è Senatore, diventa Europarlamentare, membro del Consiglio d’Europa – avrebbero dovuto imporgli una maggiore accortezza e rigore morale, inducendolo a evitare ogni contaminazione con quell’ambiente mafioso le cui dinamiche lui conosceva molto bene, per tutta la sua storia pregressa.

Nessuna novità: dice tutto la sentenza Dell’Utri

Questo è.. immaginate se oggi qualcuno dicesse queste cose in un’intervista a un giornale: tutti direbbero “ eh, clamorose novità sul caso Dell’Utri /Berlusconi”, in realtà queste cose le hanno scritte i giudici del Tribunale di Palermo nella sentenza che motiva la condanna di Dell’Utri a nove anni, solo che voi non le avete mai lette da nessuna parte, salvo rare eccezioni e quindi oggi ci si immagina chissà cosa dalle novità in materia di mafia e politica, stragi e trattative e non si sa quello che, almeno il Tribunale di Palermo, dopo nove anni di processo, salvo che siano tutti impazziti, ha ritenuto accertato. Adesso, naturalmente, bisognerà vedere come andrà il processo d’appello, ma questo è quello che hanno scritto i giudici di primo grado e, quando leggete che Berlusconi è stato completamente scagionato dalle accuse di mafia, perché non stavano in piedi, non ci crediate perché non è vero niente! Non credeteci – ho detto un congiuntivo che non c’entrava niente, mi scuso – non credeteci, sappiate – qui il congiuntivo ci sta bene – che le sei indagini aperte dalla Procura di Palermo per concorso esterno in associazione mafiosa e riciclaggio di denaro sporco sono state archiviate non perché non ci fosse niente, anzi: si è stabilito semplicemente, con l’archiviazione, che quelle indagini dovevano essere chiuse perché erano scaduti i termini massimi per le indagini stesse e, in quei termini, non si erano trovati elementi sufficienti per portare Berlusconi a giudizio, non che non era emerso niente, erano emerse un sacco di cose terribili dal punto di vista morale e politico, non bastavano per arrivare a presumere una condanna in sede penale e conseguentemente si è deciso di archiviarle. Archiviare vuole dire mettiamo in freezer in attesa di novità: se arrivano novità scongeliamo, questa è l’archiviazione. Ecco perché Berlusconi ha paura: ha paura che, se arriva qualche novità, possano tirare fuori dal freezer qualcosa che è stato solo archiviato, ossia è lì congelato.

Per quanto riguarda invece le indagini sui mandanti esterni, non è vero niente che Berlusconi e Dell’Utri furono archiviati a Firenze a Caltanissetta perché non era emerso nulla a loro carico: anzi, a Firenze, a proposito delle stragi del 93, c’è scritto – lo scrive il G.I.P. che archivia la posizione di Berlusconi e Dell’Utri – che “ i due hanno intrattenuto rapporti non meramente episodici con i soggetti criminali a cui è riferibile il programma stragista realizzato”, ovvero che avevano dei rapporti con quelli che avevano fatto le stragi. “ Esiste un’obiettiva convergenza degli interessi politici di Cosa Nostra, rispetto a alcune qualificate linee programmatiche della nuova formazione”, cioè di Forza Italia, “ articolo 41 bis, legge sui collaboratori di giustizia, recupero del garantismo processuale, asseritamente trascurato nelle leggi dei primi anni 90” e poi, sempre il G.I.P., aggiunge che “ l’ipotesi iniziale, quella di un coinvolgimento di Berlusconi e Dell’Utri nelle stragi del 93 a Milano, Firenze e Roma, ha mantenuto e semmai incrementato la sua plausibilità”, ma è scaduto il termine massimo per indagare e quindi archiviazione. Lo stesso ha scritto il G.I.P. di Caltanissetta, Giovanbattista Tona, quando ha archiviato la posizione di Dell’Utri e Berlusconi, che erano stati indagati come possibili mandanti esterni delle stragi di Capaci e Via d’Amelio e Tona ha detto “ gli atti del fascicolo hanno ampiamente dimostrato la sussistenza di varie possibilità di contatto tra uomini appartenenti a Cosa Nostra e esponenti e gruppi societari controllati in vario modo dagli odierni indagati”, ossia dai due indagati Dell’Utri e Berlusconi. “Cioè è di per sé legittima l’ipotesi che, in considerazione del prestigio di Berlusconi e Dell’Utri, essi possano essere stati individuati dagli uomini dell’organizzazione – cioè della mafia – quali eventuali nuovi interlocutori”: anche qui non sono emersi elementi sufficienti per andare a giudizio e quindi congeliamo, archiviamo. Questo c’è scritto, il che non significa che sono stati loro, ma non significa neanche che, se qualcuno intende riprendere in mano quelle vicende e, al momento, non risulta che nessuno abbia chiesto di riaprire le indagini archiviate a carico di Berlusconi e Dell’Utri per strage, commetta una follia: semplicemente si inserirebbe su un supporto che è già stato ampiamente elaborato in quegli anni e, se oggi emergessero delle novità, come dice giustamente Gianfranco Fini, esse andrebbero coltivate, ma ho l’impressione che Berlusconi sia più preoccupato di quello che i fatti finora raccolti lo autorizzino a preoccuparsi; è chiaro che lui è preoccupato, perché probabilmente ne sa più di noi!

La prossima settimana uscirà Il Fatto quotidiano, c’è ancora tempo per abbonarsi a prezzi scontati su antefatto.it e lunedì prossimo vi dirò un po’ di nomi di belle firme che abbiamo ingaggiato e che troverete dal 23 settembre su Il Fatto quotidiano. Passate parola!”

Ciao a tutti,

sono passati molti giorni dal mio ultimo post del 5 agosto. Le ferie e alcuni impegni lavorativi mi hanno purtroppo dato pochissimo tempo da dedicare al blog.

In compenso la politica made in Italy in questi ultimi mesi ci sta offrendo una marea di spunti su cui riflettere o “vomitare”… dipende dai punti di vista. Da dove iniziamo?

….. intanto vorrei ringraziare tutti quelli che in questo mese di assenza ha continuato ad animare il blog lasciando interessanti post.

Riporto integralmente l’articolo comparso oggi su L’Espresso online: semplicemente disgustoso.

paolo_guzzantiPaolo Guzzanti, parlamentare del centrodestra eletto con il Pdl e poi passato al Pli, prima in un post e poi in risposta a un commento sul suo blog apre un nuovo capitolo sugli scandali sessuali di Berlusconi.
Poco oltre, in risposta a un lettore che gli chiedeva ulteriori chiarimenti, Guzzanti va oltre: «Io dico, e lo confermo, che le cose che mi sono state raccontate da più fonti (e io sono uno dei mille e più di mille raggiunto dai dettagliati resoconti di chi ha letto) sono assolutamente disgustose: rapporti anali non graditi, ore e ore di tormenti in attesa di una erezione che non fa capolino, discussioni sul prossimo set, consigli fra donne su come abbreviare i tormenti di una permanenza orizzontale pagata come pedaggio. I dettagli sono centinaia e non sono io che li nascondo, perché io sono soltanto uno cui alcuni lettori dei verbali (persone serissime, uomini e donne, tutti della stessa area di centro destra) hanno raccontato ciò che hanno letto, ovviamente con una massiccia concordanza dei dettagli stessi. Il giorno in cui un magistrato, lette queste mie parole, volesse interrogarmi per sapere da chi ho avuto queste relazioni e chi fosse il giornalista che ha fornito il materiale in lettura, farei il mio dovere e farei i nomi».

Oltre a specificare di essere «tra quelli che pensano e anzi sanno che davvero tutto è politico, che la vita privata di una persona pubblica è pubblica e che si risponde di tutto», Guzzanti scrive di aver lasciato Berlusconi anche «per il suo atteggiamento puttaniero di disprezzo per le donne, tutte le donne, essendo un gran porco e una persona che ha corrotto la femminilità italiana schiudendo carriere impensabili a ragazze carine che hanno imparato solo quanto sia importante darla alla persona giusta al momento giusto, sollecitate in questo anche dalle madri, quando necessario. Quest?u omo ai miei occhi corrompe la gioventù e mina le basi della società minando il rispetto nei confronti della donna».
Continua l’onorevole: «Ciò è avvenuto (l’abbandono del Pdl da parte di Guzzanti, ndr) in concomitanza delle voci, che io ho potuto verificare come purtroppo attendibili (non prove, ovviamente, altrimenti le avrei presentate io), secondo cui un famoso direttore ha mostrato e fatto leggere a un numero imprecisato di persone (deputati e deputate di Forza Italia per lo più) i verbali che tutti i direttori di giornale hanno, ma che avrebbero deciso di non usare su sollecitazione del Presidente Napolitano. Si tratta di trascrizioni da intercettazioni avvenute nell?ambito dell?inchiesta di Napoli e poi fatte distruggere da Roma, in cui persone che ora ricoprono cariche altissime si raccontano fra di loro cose terribili che la decenza e la carità di patria mi proibiscono di scrivere, anche se purtroppo sono sulla bocca di coloro che hanno letto i verbali. Io ne conosco almeno tre. Dunque io non ho molti dubbi su quato è accaduto ed accade».

 

Il blitz alla scuola Diaz

“L’altra settimana abbiamo parlato di un processo che sta arrivando a conclusione in sede civile, quello per il risarcimento a De Benedetti, chiesto da De Benedetti alla Fininvest per lo scippo della Mondadori 19 anni fa. Questa settimana parliamo di un altro processo che si concluderà in primo grado probabilmente alla ripresa, a settembre, e è quello che riguarda il capo della struttura di coordinamento dei nostri servizi segreti, che adesso si chiama Dis, sapete che ogni tanto cambiano il nome, ossia Gianni De Gennaro, il quale è un grande poliziotto, che ha fatto carriera lavorando con Giovanni Falcone e poi lavorando con Giancarlo Caselli e è un eroe dell’antimafia, su questo non ci sono dubbi. Però su di lui pesano gravi sospetti per un depistaggio delle indagini sulle responsabilità dell’assalto della Polizia alla scuola Diaz il 21 luglio 2001, durante il G8 di Genova, quando furono pestati a sangue ben 93 ragazzi e ragazze che dormivano dopo il G8, dopo aver manifestato contro il G8.

Per Gianni De Gennaro la Procura di Genova ha chiesto due anni, perché accusato di avere istigato, abusando della sua autorità, l’allora Questore di Genova Francesco Colucci, a mentire al Tribunale di Genova nel processo principale per il massacro della Diaz e quindi il Pubblico Ministero, che è Enrico Zucca, ha chiesto di condannarlo non solo a due anni, ma anche di sospenderlo dai pubblici uffici. Mi avvalgo delle cronache di Erica Della Casa, de Il Corriere e di Vanda Valli di Repubblica, perché questo è un processo importante, in quanto è importante Gianni De Gennaro per la sua figura, per la sua storia, per il suo ruolo attuale, sta proprio al vertice del centro di coordinamento dei servizi segreti civili e militari. Per altro non va dimenticato che sono sotto processo i capi di entrambi i servizi segreti, civile e militare, fino a un paio di anni fa e cioè il generale Mario Mori, che è imputato a Palermo per favoreggiamento alla mafia per la mancata cattura di Provenzano nel 1996: ne abbiamo parlato, si tratta di quel processo che è nato dalle rivelazioni del Colonnello Riccio, a proposito della testimonianza di un pentito che, appena si stava per pentire, fu assassinato dalla mafia, a causa di una gravissima fuga di notizie istituzionale e poi è sotto processo il Generale Pollari; è sotto processo a Roma per i dossier compilati nell’ufficio riservato del suo analista, Pio Pompa, dove si spiavano giornalisti, magistrati, politici illegalmente e è imputato a Milano per complicità nel sequestro dell’egiziano Abu Omar, un imam a cui l’Italia aveva dato il diritto di asilo e poi fu prelevato da uomini della Cia e del nostro servizio segreto, il Sismi, e poi fu deportato praticamente a Aviano e poi a Francoforte e di lì in Egitto, dove fu torturato per sette mesi. Conseguentemente abbiamo tutti i vertici dei servizi segreti degli ultimi anni sotto processo per gravissimi reati: il primo dei processi che arriverà a conclusione è probabilmente quello a Gianni De Gennaro e la situazione, nel suo caso, è abbastanza complicata.

Secondo la ricostruzione dell’accusa che cosa succede? Succede che De Gennaro merita il massimo della pena, due anni, perché c’è il rito abbreviato e quindi c’è lo sconto di un terzo della pena, altrimenti gli anni sarebbero tre, il reato è appunto quello di induzione di un terzo alla falsa testimonianza con abuso della propria autorità. L’accusa è stata rintuzzata dall’avvocato Franco Coppi, che difende Gianni De Gennaro, un grande e famoso avvocato che ha difeso anche Andreotti e tanti altri imputati eccellenti, Coppi ha detto: “ci aspettavamo questa richiesta dei Pubblici Ministeri, respingiamo le loro conclusioni, per noi non c’è stata né falsa testimonianza né induzione di altri alla falsa testimonianza”. E proprio in questi giorni la difesa ha potuto esplicare le sue ragioni.

Secondo l’accusa invece che cosa è successo? Che nel maxiprocesso ai vertici della Polizia e agli agenti di Polizia per quel sanguinoso blitz alla scuola Diaz, quella che il vicequestore Fournier, sconvolto da quello che aveva visto, definirà una macelleria messicana, vengono intercettate alcune telefonate tra un certo Mortola e il Questore Colucci. Chi è Mortola? Mortola – ve lo spiego subito, vorrei essere molto preciso – è un funzionario della Polizia, Spartaco Mortola era il capo della Digos, i due parlano tra loro senza sapere di essere ascoltati e Colucci dice a Mortola: “il capo – cioè De Gennaro – mi ha detto di fare un po’ di marcia indietro, mi ha detto ‘bisogna che aggiusti il tiro sulla stampa’, devo fare un po’ di marcia indietro anche per dare una mano ai colleghi” e allora questo riferimento intercettato è molto importante perché, secondo la pubblica accusa, il capo è appunto De Gennaro, che avrebbe detto al questore Colucci di ammorbidire la sua posizione per salvare i vertici della Polizia e scaricare su qualche pesce piccolo le responsabilità di quel massacro e si parla di questa telefonata avvenuta la notte del massacro della Diaz, tra Colucci e un alto funzionario della Polizia, uno dei collaboratori più stretti di De Gennaro, che è il Dott. Sgalla. Durante le indagini il questore Colucci aveva detto che era stato De Gennaro a chiedergli di telefonare a Sgalla per sistemare le posizioni e poi, in aula, due anni fa il questore Colucci ha ritrattato, ha modificato, ha addolcito la sua versione, ha fatto un po’ di marcia indietro e ha detto: “no, fu una mia scelta autonoma, quella di parlare con Sgalla per dare il via a quell’addolcimento del ruolo dei capi, perché in realtà con De Gennaro non ne avevo parlato” e per queste dichiarazioni di ritrattazione Colucci è imputato con rito ordinario, quindi in un processo separato, per falsa testimonianza, mentre De Gennaro è appunto accusato di aver voluto alterare la verità.

Accertare o nascondere la verità

L’ex capo della Polizia, cioè Gianni De Gennaro, si difende dicendo che quel colloquio aveva come contenuto esattamente il contrario di quello che è stato inizialmente detto da Colucci, ossia che lui voleva accertare la verità e non nasconderla. Ma il Pubblico Ministero Zucca ha detto che non c’era alcuna buona volontà di trovare la verità: anzi, c’era la verità di occultarla, ha detto Zucca: “c’è stato un fronte compatto, dal piantone ai vertici della Polizia, in difesa dei colleghi imputati per le violenze alla Diaz, non c’è stata alcuna collaborazione e è avvenuto, anzi, il contrario: ci sono stati comportamenti omertosi” e poi, ha continuato Zucca: “la legge vale per tutti e, se due testimoni violano la legge mettendosi d’accordo su cosa dire durante un processo – beh, questo vale anche, ovviamente, per il capo della Polizia, non esistono Lodi Alfano, per fortuna, per i capi e gli ex capi della Polizia! – e quindi per quale motivo”, dice, “dovremmo credere a De Gennaro? Solo perché è De Gennaro, cioè solo perché ha i galloni del comando sulle spalle e sulla divisa?”, perché De Gennaro si sarebbe dovuto esporre fino al punto di modificare quel dettaglio, che in fondo la sentenza del Tribunale sulla Diaz ha poi definito irrilevante? Beh, i Pubblici Ministeri Zucca e Cardone Albini sostengono invece che, quando Colucci ha ammesso di aver parlato con De Gennaro dell’irruzione alla Diaz, si è saldato praticamente l’accordo tra loro per scaricare sui pesci piccoli la catena di comando, che invece arrivava fino a altissimi livelli.

Ci sono delle intercettazioni che dimostrerebbero la linea dell’accusa: state attenti a seguire, perché sembra complicato ma non lo è neanche poi tanto. Abbiamo Roberto Sgalla, che è questo alto funzionario di Polizia che sta a Genova, alla Diaz, nella notte dell’assalto della Polizia, Sgalla tiene i rapporti con la stampa, è uno strettissimo collaboratore di De Gennaro, viene sentito poche settimane dopo dagli inquirenti, dopo il blitz alla Diaz Francesco Colucci, il quale dice “mah, mi dissero di avvertire Sgalla di quello che era successo” e dopodiché cambia la prima volta versione il 3 maggio 2007 e, al processo per la Diaz, cade in contraddizione, balbetta, tentenna e alla fine si prende ogni responsabilità e dice “no, non è vero, non fu De Gennaro a dirmi di avvertire Sgalla di liberare i vertici della catena di comando dalle loro responsabilità, ma fu appunto una mia iniziativa personale e Sgalla lo chiamai io e quindi”, dice, “i vertici erano all’oscuro”. Quando è che arriva la svolta delle indagini? Ebbene, arriva quando si intercetta una serie di colloqui tra Colucci e Sgalla, tra l’ex Questore e appunto l’addetto stampa, uno dei bracci destri di De Gennaro.. scusate, alcuni colloqui vengono intercettati tra Colucci e Mortola, che è appunto l’ex capo della Diaz, i due parlano tra loro, sono intercettati perché uno dei due è sotto processo a proposito di quelle due molotov che furono introdotte dentro alla scuola dalla Polizia, per poter affermare che erano stati gli studenti, armati fino ai denti, in qualche modo a meritarsi quel blitz, in realtà erano disarmati, ma si era creata una scena del delitto portando dentro le famose due molotov. Conseguentemente i due Pubblici Ministeri ascoltano Colucci dire a Mortola: “il capo – cioè De Gennaro, l’abbiamo visto prima – mi ha detto di fare un po’ di marcia indietro, perché bisogna che io aggiusti il tiro sui rapporti con la stampa”, ma è molto più importante la telefonata che arriva subito dopo, perché? Perché quando Colucci e Mortola si risentono, dopo che Colucci è andato in aula al processo e ha scagionato De Gennaro, Colucci gli dice: “il capo – sempre De Gennaro – mi ha fatto i complimenti”, cioè sembrerebbe che gli avesse fatto i complimenti per il fatto che la sua testimonianza aveva scagionato i vertici della Polizia. E poi, sempre i Pubblici Ministeri, ricordano che c’è un’altra figura chiave: un certo Antonino Andreassi, che all’epoca era il numero due della Polizia, il vice di De Gennaro e che ha raccontato che a Genova in Polizia si decise, a un certo punto, di cambiare registro, tant’è vero che lui fu sostituito proprio in vista del vertice del G8 da un altro alto funzionario, Arnaldo La Barbera, che era direttore del Cesis e che poi purtroppo è scomparso.

Segnali dalle forze di Polizia

Questo è un po’ il quadro, il processo è aperto naturalmente a ogni soluzione: può essere che ci sia una condanna di De Gennaro, può essere che ci sia un’assoluzione, può essere che i giudici ritengano che le prove non siano sufficienti perché, come avete visto, è un processo indiziario basato su dichiarazioni, ritrattazioni, telefonate che potrebbero anche essere interpretate come ambigue. Resta comunque il fatto che nulla è stato fatto dagli organi di controllo per sospendere almeno queste persone che sono accusate di gravissimi reati. Mentre abbiamo visto silurare dai vertici della Polizia Gioacchino Genchi, che non ha fatto assolutamente niente di illegale o di male, semplicemente per dei sospetti lanciati da giornali e da politici molto interessati, noi qui abbiamo una bella dozzina, a dir poco, di alti e medi dirigenti e funzionari di Polizia che non solo non sono stati rimossi, ma sono stati tutti promossi, nonostante che su di loro pendano accuse gravissime: il che, in un Paese che è reduce dalla sentenza di primo grado del processo Aldrovandi, dove sono stati condannati i Poliziotti per aver ucciso a botte un giovane, in un Paese dove è appena uscita la sentenza sui pestaggi dei manifestanti contro il Tav a Venaus, in Valle di Susa, lì il giudice che ha prosciolto gli agenti non li ha prosciolti perché non avevano fatto niente: li ha prosciolti perché, purtroppo, erano coperti dai caschi e conseguentemente non si riesce a individuare la responsabilità delle singole persone proprio perché non erano coperti da passamontagna, erano coperti dai caschi e purtroppo i caschi non consentono l’identificazione, perché da anni si chiede di mettere un segnale identificativo, almeno un numero che corrisponda a un’identità e invece, purtroppo, questo non avviene e quindi, una volta con il casco, i poliziotti diventano tutti uguali e purtroppo ne fanno le spese i poliziotti onesti, che sono la stragrande maggioranza ma che, visto che non si riescono a distinguere da quelli che picchiano anche contro la legge, alla fine poi vengono sospettati tutti. Penso che la Polizia sia ancora un grande presidio di democrazia e di legalità, ma dovrebbe cominciare a dare dei segnali, a fare pulizia al suo interno e a non autorizzare mai nessuno a pensare che, con una divisa addosso e con un casco sulla testa, si possa fare di tutto, anche violare le leggi. La Polizia è incaricata e è pagata poco, purtroppo, per farle rispettare e non per violarle, le leggi.

NAPOLITANO_OKTra le molte notizie che riguardano la politica Italiana oggi mi è caduto l’occhio sulla lettera aperta scritta da Antonio DI Pietro al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Ho deciso di inserirla sul mio blog perchè ritengo sia importante capire cosa sia successo e soprattutto chiedere a gran voce perchè il Presidente Napolitano abbia firmato e approvato il ddl sicurezza pur evidenziando attraverso una Sua lettera la contrarietà al decreto. Non mi nascondo ammettendo che onestamente ho pensato: “perchè allora firma?”.

Gent.mo Presidente,

lo scorso 15 luglio Lei ha firmato e promulgato una legge in materia di sicurezza che la maggioranza parlamentare, sotto la mannaia del voto di fiducia imposto dal Governo Berlusconi, aveva da poco approvato.

In sede di promulgazione, però, Lei così aveva qualificato quel testo di legge (e cito testualmente quanto da Lei messo nero su bianco in una contestuale lettera indirizzata proprio a Berlusconi):

- “…dal carattere così generale e omnicomprensivo della nozione di sicurezza posta a base della legge, discendono la disomogeneità e estemporaneità di numerose sue previsioni che privano il provvedimento di quelle caratteristiche di sistematicità e organicità che avrebbero invece dovuto caratterizzarlo…”;

- “…è indispensabile porre termine a simili prassi, specie quando si legiferi su temi che, come accade per diverse norme di questo provvedimento, riguardano diritti costituzionalmente garantiti e coinvolgono aspetti qualificanti della convivenza civile e della coesione sociale…”;

- “…è in giuoco la qualità e la sostenibilità del nostro modo di legiferare…”;

- “il nostro ordinamento giuridico risulta seriamente incrinato da norme oscuramente formulate, contraddittorie, di dubbia interpretazione o non rispondenti ai criteri di stabilità e certezza della legislazione…”;

- “…aggiungo di aver ravvisato nella legge anche altre previsioni che mi sono apparse, sempre a titolo esemplificativo, di rilevante criticità e sulle quali auspico una rinnovata riflessione, che consenta di approfondire la coerenza con i principi dell’ordinamento e di superare futuri o già evidenziati equivoci interpretativi e problemi applicativi…”.

Fatte queste premesse Lei, sig. Presidente Napolitano, così conclude la sua lettera ufficiale:

“…Il Presidente della Repubblica non può restare indifferente dinanzi a dubbi di irragionevolezza e di insostenibilità che un provvedimento di rilevante complessità ed evidente delicatezza solleva per taluni aspetti, specie sul piano giuridico…”.

A questo punto, qualsiasi persona normale si sarebbe aspettata che Lei, sig. Presidente, fosse conseguente con le premesse e le considerazioni da Lei stesso espresse e applicasse l’art. 74 della Costituzione che testualmente recita (e Lei lo sa bene!): “…il Presidente della Repubblica, prima di promulgare la legge, può con messaggio motivato alle Camere chiedere una nuova deliberazione…”.

Insomma, a norma di legge costituzionale, poteva – e, secondo noi, doveva – non controfirmare né promulgare la legge ma rinviarla al Parlamento con le stesse identiche motivazioni con cui ha scritto la “letterina di rimprovero” al Capo del Governo Berlusconi (lettera, a nostro avviso, del tutto irritale giacchè la Costituzione assegna al Presidente della Repubblica il potere di inviare “messaggi” alle Camere, art. 74 Cost., ma non al Governo).

Lei ha ritenuto di comportarsi diversamente ed a noi cittadini (e rappresentanti di cittadini, in quanto parlamentari eletti) non è restato altro che prenderne atto ed esprimere le nostre riserve e valutazioni.

Lei, però, è andato oltre e si è messo a polemizzare con me, che l’avevo invitata a non firmare né a promulgare la legge, affermando (anche qui cito testualmente):“…chi invoca polemicamente e di continuo poteri e perfino doveri che non ho, mostra di aver compreso poco della Costituzione…” (ovviamente scatenando una scontata litania di improperi nei miei confronti).

Ciò premesso, mi sia permesso – pur con il rispetto che qualsiasi cittadino deve avere nei confronti del Presidente della Repubblica – di ribadire la palese contraddittorietà tra le sue valutazioni sulla legge in questione (da Lei stessa definita piena di “…disomogeneità e estemporaneità di numerose sue previsioni…incoerenza con i principi dell’ordinamento…equivoci interpretativi…problemi applicativi…norme oscuramente formulate, contraddittorie, di dubbia interpretazione, non rispondenti a criterio di stabilità e certezza della legislazione…) e la “decisione” adottata (sottoscrizione e promulgazione della legge).

Siccome però Lei conosce bene la Costituzione, Le chiedo:

- è vero o no che vi è contraddizione evidente (perfino letterale) fra la “motivazione” ed il “dispositivo” del suo provvedimento (dice che la legge è sbagliata ma la controfirma lo stesso)?

- è vero o no che, in questi casi, Lei ha il potere (e perfino il dovere, per usare le sue stesse parole) di non promulgare immediatamente la legge ma rinviarla alle Camere, con un messaggio motivato (art. 74 Cost.)?

- è vero o no che invece Lei non ha il dovere di inviare “messaggi” al Capo del Governo (e nemmeno letterine a mò di rimprovero come “piume d’oca”)?

- è vero o no che anche la legge sulle intercettazioni (e annesso bavaglio all’informazione) già approvata da un ramo del Parlamento è un’altra legge incostituzionale e contraria ai principi generali dell’ordinamento? E, se è vero, perché Lei ha chiamato il Ministro della Giustizia per esprimergli le Sue perplessità e non le ha esternate con un formale “messaggio” alle Camere (art. 87 Cost.) per far sapere anche a noi parlamentari eletti dal popolo le sue valutazioni?

- è vero o no che anche sul Lodo Alfano (quella legge ad personam che Berlusconi si è fatta fare per non farsi processare) Lei ha usato il “guanto di velluto” firmando e promulgando una legge che ora ogni Tribunale d’Italia sta contestando come incostituzionale?

– è vero o no che – nelle more delle decisioni della Corte costituzionale sul predetto Lodo Alfano – lo stesso Presidente del Consiglio ed il Ministro della Giustizia hanno partecipato ad una “privatissima” cena proprio con due giudici della Corte Costituzionale? E, se è vero, vuole spiegarci Sig. Presidente della Repubblica, come intende assicurare ai cittadini (ed a noi parlamentari che li rappresentiamo) che la Corte Costituzionale non sia stata compromessa da interventi e condizionamenti esterni?

La prego, sig. Presidente Napolitano, mi risponda nel merito, invece di offendermi anche Lei gratuitamente.

Con ossequio.

Antonio Di Pietro

Concludo riportando anche un interessante articolo di Marco Travaglio sulla questione dal titolo Giorgio Ponzio Napolitano:

Noi che, poveri ignoranti, non conosciamo la Costituzione, pensavamo che i poteri e i doveri del Presidente della Repubblica fossero quelli indicati dalla Costituzione. E cioè:

- rappresentare l’unità nazionale

- inviare messaggi alle Camere

- indire le elezioni delle Camere

- autorizzare la presentazione alle Camere dei disegni di legge di iniziativa del governo

- promulgare le leggi ed emanare i decreti aventi valore di legge e i regolamenti (oppure rinviare le leggi alle Camere in caso di manifesta incostituzionalità)

- indire il referendum popolare nei casi previsti dalla Costituzione

- nominare il presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i ministri

- nominare, nei casi indicati dalla legge, i funzionari dello Stato, ma anche i senatori a vita e alcuni giudici costituzionali, ma anche i membri delle autorità di garanzia

- accreditare e ricevere i rappresentanti diplomatici, ratificare i trattati internazionali, previa, quando occorra, l’autorizzazione delle Camere

- comandare le Forze armate, presiedere il Consiglio supremo di difesa, dichiarare lo stato di guerra deliberato dalle Camere

- presiedere il Consiglio superiore della magistratura

- concedere la grazia e commutare le pene

- conferire le onorificenze della Repubblica

- sciogliere le Camere o anche una sola di esse, sentiti i loro presidenti.

Noi che, poveri ignoranti, non conosciamo la Costituzione non riusciamo a trovare un solo rigo nella medesima che autorizzi il capo dello Stato a chiedere notizie di un’indagine che non gli garba (come fece Napolitano nel dicembre scorso con quella della Procura di Salerno sui magistrati corrotti di Catanzaro); o a promulgare una legge facendo sapere per lettera che non gli piace per niente (come ha appena fatto col pacchetto sicurezza); o ad anticipare al governo che non firmerà un decreto (come ha fatto col decreto Englaro) o che non promulgherà una legge se non sarà modificata (come ha fatto con la legge-bavaglio sulle intercettazioni).

Noi che, poveri ignoranti, non conosciamo la Costituzione non vi abbiamo trovato alcun articolo che consenta al capo dello Stato ad auspicare “una revisioni di regole e di comportamenti” in materia di intercettazioni e cronaca giudiziaria, a parlare di “abusi”, a invocare “soluzioni appropriate e il più possibile condivise” (come se una porcata votata da molti fosse meglio di una porcata votata da pochi). Né abbiamo trovato un solo articolo che gli permetta di invocare “tregue” nell’attività di opposizione e di informazione sul capo del governo coinvolto in scandali (sui quali il rappresentante dell’unità nazionale non ha mai proferito una sillaba). Ma forse, non volendo neppure immaginare che stia sbagliando lui, il problema è nostro: evidentemente abbiamo, della Costituzione, un testo vecchio e superato.

Ignoranti come siamo, poi, non abbiamo capito nemmeno a quali indagini egli si riferisca quando, per l’ennesima volta, invita misteriose entità a “non indulgere alla spettacolarizzazione delle vicende giudiziarie e dei processi”. Visto che le nomina il capo dello Stato, sappiamo invece che le Autorità indipendenti sono anche affar suo, e da mesi speravamo che si accorgesse di un paio di presenze inquietanti al loro interno. L’Autorità Garante della Privacy è vicepresieduta da un certo Giuseppe Chiaravalloti, plurinquisito in Calabria per gravissimi reati e sorpreso al telefono con la sua segretaria a invocare l’eliminazione fisica, a opera della “camorra”, del magistrato Luigi De Magistris. Dell’Autorità Garante delle Comunicazioni fa parte il forzista Giancarlo Innocenzi, sorpreso a trafficare con il premier Berlusconi (che lui chiama “Grande Capo”) per acquistare senatori del centrosinistra e per procacciare lucrosi contratti a un produttore berlusconiano impegnato nella compravendita dei senatori medesimi (vedi intercettazioni riportate nel nostro libro “Papi”). Purtroppo, il capo dello Stato ha citato quest’ultima Autorità per raccomandare ai giornalisti di attenersi all’«importante codice di autoregolamentazione» da essa fissato per censurare le notizie scomode al potere.

Ignoranti come siamo, pensavamo anche che gli uomini delle istituzioni fossero soggetti a critiche, tantopiù legittime quanto più alti sono i loro scranni. Invece abbiamo ieri appreso dall’Augusta Favella che “chi mi critica non conosce la Costituzione”. Insomma ogni critica alla sua Intoccabile Persona è lesa maestà, come nei regimi sovietici a lui tanto cari fino agli anni 50 (memorabile il suo elogio nel 1956, davanti al Comitato centrale del Pci, della repressione sovietica dei moti di Ungheria).

Pensavamo anche che il capo dello Stato non dovesse scendere nell’agone politico, per bacchettare questo o quello come un Capezzone o un Cicchitto o un Quagliariello qualsiasi. Invece l’ha fatto con Antonio Di Pietro, reo addirittura di avergli chiesto di non promulgare leggi palesemente incostituzionali anziché chiosarle con la piuma d’oca. Mal gliene incolse: Napolitano l’ha chiamato sarcasticamente “guerriero” accusandolo di “vano rotear di scimitarra”. Era dai tempi di Cossiga che un capo dello Stato non se la prendeva frontalmente con un leader dell’opposizione (fra l’altro isolatissimo e solitario, dinanzi a un governo strapotente e strafottente e a un’opposizione inesistente): solo che, contro Cossiga, il Pci di Napolitano chiese l’impeachment trattandolo da golpista. Sui “guerrieri” alla Berlusconi & C. che roteano scimitarre tutt’altro che vane contro i magistrati e i giornalisti liberi, mai un sospiro dal Quirinale. Sui guerrieri alla Bossi & C., che ogni due per tre minacciano di “tirar fuori i fucili e i mitra” o di “oliare i kalashnikov”, ora contro i “comunisti” ora contro i “terroni” ora contro i “negri”, mai una parola dal Quirinale: un conto sono i fucili, i mitra e i kalashnikov, un altro le scimitarre.

Ignoranti come siamo, pensavamo che non rientrasse fra i compiti del capo dello Stato giudicare l’attendibilità di testimoni d’accusa in questo o quel processo: invece, ieri, Napolitano ha deciso che le nuove rivelazioni di Spatuzza, Riina, Ciancimino jr. e altri sui mandanti esterni delle stragi di mafia & Stato “vengono da soggetti per lo meno discutibili” e comunque non bisogna parlarne: secondo Napolitano quelle rivelazioni, totalmente ignorate da gran parte dei telegiornali di regime, “sono state accolte da un clamore un po’ eccessivo”. In effetti, ne ha financo parlato qualche quotidiano. La prossima volta, per favore, silenzio. Il Presidente riposa.

Testo dell’intervento:

“Buongiorno a tutti, questa settimana vorrei parlare ancora un po’ del Partito Democratico e di quello che è successo dopo il no, non solo alla candidatura alle primarie di Beppe Grillo, ma anche al suo tesseramento, per tesserare una persona ci vuole molto poco, i filtri del tesseramento sono abbastanza labili e è giusto che sia così, fino a prova contraria una persona viene tesserata almeno che non sia un noto malfattore.

Lo statuto del PD

A Grillo hanno detto che non poteva neanche tesserarsi, mi sono molto incuriosito per questo statuto del Partito Democratico, perché è uno statuto particolare, uno statuto che è un po’ flessibile è come la legge secondo un famoso detto, credo, di Giovanni Giolitti che la legge per gli amici si interpreta e per i nemici si applica, in base allo statuto si è detto che Grillo non si sarebbe potuto iscrivere perché si riconosce in un movimento ostile al Partito Democratico che sarebbe quello delle liste civiche a 5 stelle, così hanno detto i garanti o il gran consiglio degli ayatollah presieduti da Berlinguer, quello sbagliato però, non purtroppo da Enrico e questo statuto però poi esiste, c’è anche su Internet, Paolo Flores D’Arcais è andato a vederlo e ha scoperto che in realtà nello statuto non c’è alcun accenno all’ispirarsi e al riconoscersi in un movimento ostile al PD, c’è un unico paio di motivi per i quali non ci si può iscrivere: Art. 2, comma 8, parla di persone che siano iscritte a altri partiti politici o aderiscano a gruppi di altri partiti politici all’interno di organi istituzionali elettivi.

Grillo com’è noto non è iscritto a alcun partito politico e quanto a gruppi all’interno di organi istituzionali elettivi non fa parte di nessuna assemblea elettiva, com’è noto e quindi non può fare neanche parte di gruppi all’interno di assemblee elettive.

Quindi questo comitato di garanti si è inventato una norma ad personam, anzi contra personam, nella migliore tradizione berlusconiana, poi vi stupite se questi non fanno l’opposizione a Berlusconi, usano gli stessi metodi!

Questo non perché mi stia rammaricando perché Grillo non ha avuto la tessera del PD o perché non è stato candidato, ma semplicemente perché mi piacerebbe capire come può definirsi democratico un partito che non rispetta neanche lo statuto che si è dato, ciascuno può darsi lo statuto che vuole, può escludere l’iscrizione dei cittadini con i capelli biondi, può escludere quelli alti meno di un metro e mezzo, che ne so, può fare quello che vuole, l’importante è che una volta stabilito quello che si deve fare, poi questo qualcosa valga per tutti e non soltanto per qualcuno! La cosa più interessante è proprio il percorso democratico del Partito Democratico, di cui l’esclusione di Grillo dalle primarie, soltanto l’ultima tappa, qualcuno di voi ricorderà che alla nascita del Partito Democratico nell’ottobre 2007, tentarono di candidarsi alle primarie per diventare i primi segretari oltre a Veltroni, Rosi Bindi, Enrico Letta, Adinolfi, Scalfarotto e Gawronski credo di non avere dimenticato nessuno, se l’ho fatto mi scuso, si presentarono anche o tentarono di presentarsi anche Furio Colombo, Marco Pannella e Antonio Di Pietro, due dei 3 erano effettivamente iscritti a altri partiti, il Partito Radicale e l’Italia dei Valori, anche se naturalmente la loro candidatura era finalizzata alla confluenza dentro il Partito Democratico, mentre invece Fulvio Colombo era proprio iscritto al Partito Democratico e era parlamentare del Partito Democratico, ci furono anche lì degli strani ghiribizzi burocratici, forse bisognerebbe chiamarlo il Partito burocratico, anche se però è una burocrazia particolare, perché è flessibile per alcuni e addirittura più rigida di quello che c’è scritto per alcuni altri.

I morti tesserati nel PD

Devo dire che questa brutta abitudine di non rispettare neanche le regole interne del partito da parte del partito medesimo, non è iniziata da poco, fa parte della storia non solo del Partito Democratico, ma anche dei due partiti che fondendosi insieme hanno dato vita al PD, la Margherita e i DS, nel 2007 venne fuori che in vista della nascita del Partito Democratico, c’era stato un boom di tesseramenti, adesso vi do qualche dato… due anni fa si scoprì che uno dei due soci fondatori del PD aveva tesserato anche i morti, c’era il Presidente del Consiglio Comunale di Castellamare di Stabbia che disse “hanno tesserato i morti, prendono i tesserati dai necrologi, onde evitare che poi qualcuno lo scopra e si lamenti”, c’erano addirittura delle zone in Italia, soprattutto nel sud, dove il numero dei tesserati era superiore al numero degli elettori, a Gioia Tauro c’erano 168 tessere e 55 elettori, a Locri 205 iscritti e solo 123 votanti per i due partiti che davano vita al PD.

A Sidereo 95 iscritti e 21 preferenze alla Margherita, quindi i casi erano due: o le tessere erano fasulle, oppure la Margherita non riusciva a farsi votare neanche dai propri iscritti, oppure iscriveva gente che votava per il centro-destra o per altri partiti, è evidente che questa è una vecchia pratica da prima repubblica, gonfiare, drogare, anabolizzare il tesseramento, per fare in modo che poi con questi pacchetti di tessere fittizie, i capi bastone che le pagano di tasca propria e quindi spesso le pagano di tasca nostra perché poi vanno a rubare, vincono i congressi, fanno carriera all’interno dei partiti, questi sono casi che furono denunciati anche da Striscia la Notizia, c’era gente che si vedeva arrivare a casa la tessera e non sapeva di essere tesserata, qualcuno aveva pagato per loro quelle tessere, per usare i loro nomi anche perché purtroppo si continua a non impedire ai congressi il voto per delega, quindi ciascuno può fingere di essere stato delegato da tutti quelli che vuole lui, i responsabili di questo tesseramento fasullo e gonfiato non furono né individuati e né puniti, non c’è stato un solo dirigente in tutta Italia che sia stato sanzionato neanche con un buffetto per avere gonfiato le tessere in quel modo e quello era il momento della nascita del Partito Democratico.

Dopodiché voi sapete, ci furono le primarie, le primarie erano segnate nel senso che doveva vincere Veltroni e vinse Veltroni, però furono delle primarie vere, nel senso che andarono a votare non tutti quelli che avevano votato due anni prima per il candidato Premier, per Prodi che erano, credo 4,5 milioni, però ci furono dei voti notevoli, parteciparono credo 3,5 milioni di persone il 14 ottobre 2007 e poi naturalmente, visto che i rivali erano piuttosto debolucci come Rosi Bindi, Enrico Letta e gli altri, Veltroni vince come da copione con amplissima maggioranza, ma con un meccanismo che comunque era quello stabilito dalle regole che si era dato il Partito Democratico.

E’ vero che non c’erano le solite guerre con i dalemiani perché i dalemiani si erano messi in sonno, erano stati appena colpiti dallo scandalo Unipol, era vivo il ricordo negli elettori del centro-sinistra delle telefonate di Fassino “abbiamo una banca” a Consorte oppure di D’Alema a Consorte “vai, facci sognare!” quindi il partito era stato dato in prestito d’uso a Veltroni perché era l’unica faccia spendibile che avevano in quel momento.

Aspettavano che gli italiani dimenticassero lo scandalo Unipol e infatti oggi a due anni di distanza, ritengono che ci siamo già dimenticati tutto, tant’è che D’Alema da una parte e Fassino dall’altra, stanno battagliando per riprendersi in mano il partito, travestiti l’uso da Bersani e l’altro da Franceschini. Ma l’inizio, l’elezione di Veltroni fu democratica, 3,5 milioni di persone, Veltroni prese il 65,8%, la Bindi il 13, Letta l’11 e gli altri si divisero le briciole.

Da quelle primarie venne eletta un assemblea costituente piuttosto pletorica, erano 2.858 delegati, ogni volta per riunirli bisognava prendere in affitto un palasport, infatti sembrava fatto a posta per non riunirsi, infatti si è riunita molto poco, molto raramente in questi due anni, la prima volta l’unica volta in cui tutti i delegati andarono perché credevano di contare veramente qualcosa, poveretti, fu la prima, al Palafiera di Ro, dove Veltroni su incoronato da questi delegati perché le primarie eleggono i delegati nella costituente, la costituente formalmente elegge il Segretario, è un meccanismo democratico, da allora l’assemblea è stata convocata 4 volte in due anni, ogni volta ho affittato un luogo molto ampio, stadi, cose del genere e lì più che discutere, visto che è impossibile discutere tra 3 mila persone, salvo prendersi un paio di mesi, immaginate se ognuno dei 3 mila delegati parla anche soltanto per un minuto, non si finisce più, anche perché poi magari vuole la replica!

Quindi invece di discutere votavano di solito per acclamazione. Il PD nel frattempo ha perso tutte le elezioni come Fantozzi che aveva perso tutti i mondiali di calcio, Lotto, l’Enalotto, Totocalcio etc., hanno perso le politiche, le comunali di Roma, le regionali in Sicilia, in Valle d’Aosta, in Friuli, in Abruzzo, e poi hanno perso in Sardegna e Veltroni se ne è andato e è arrivato Franceschini, pochi mesi fa e com’è stato eletto Franceschini segretario del partito? Lo statuto, il sacro statuto, quello che viene sbattuto sulla testa di chi vuole infiltrarsi nel partito, tipo Grillo, prevede che il segretario sia eletto con le primarie, un meccanismo che dicevamo prima, leggo così non ci sono dubbi “Art. 2 dello Statuto, il Partito Democratico affida alla partecipazione di tutte le sue elettrici e elettori, le decisioni fondamentali su indirizzo politico, elezione delle più importanti cariche interne, candidature per cariche istituzionali” quindi per decidere chi fa il primo Ministro, chi fa il Presidente della Camera o del Senato nel caso in cui dovessero rivincere le elezioni politiche, ma anche per le più importanti cariche interne, a cominciare ovviamente dal Segretario, il PD affida alla partecipazione di tutte le sue elettrici e elettori le decisioni fondamentali e anche sull’indirizzo politico, quindi è assolutamente evidente che il segretario lo devi eleggere con le primarie.

Ma Veltroni era scappato, c’erano le elezioni regionali e europee alle porte, hanno detto “ non facciamo in tempo a convocare le primarie” e allora che cosa hanno fatto? Hanno convocato l’assemblea costituente: assemblea costituente che non veniva più aperta da diverso tempo, anche perché nel frattempo era stata completamente svuotata dei suoi poteri; pensate che avevano perfino cambiato lo Statuto, nell’assemblea costituente, un anno fa, il 20 giugno 2008, senza avere neanche il numero legale dell’assemblea costituente medesima. Si erano presentati in 600 su 2.800, erano meno di un quarto i delegati, non c’era il numero legale ma non importa, la Presidente Anna Finocchiaro, che era subentrata a Prodi come Presidente dell’Assemblea costituente del PD, perché Prodi non ne voleva più sapere, giustamente, che cosa aveva detto? Aveva detto che “non importa anche se non c’è il numero legale, si approvano le modifiche allo Statuto”, anche per rendere legale quell’assemblea che, in realtà, non era legale, perché non aveva il numero legale. Dopodiché, sempre per acclamazione, hanno votato l’istituzione di un organismo completamente sconosciuto allo Statuto: la direzione nazionale, che è stata nominata dalle varie correnti, lottizzata tra le varie correnti in barba agli elettori, alle primarie e tutto quanto, aumm aumm nottetempo e questa direzione nazionale, un organismo un po’ più snello, ha preso completamente il posto, ha esautorato l’assemblea costituente che, da quel momento, è diventata un guscio vuoto e, quando si sono prese le decisioni importanti, tipo quando Veltroni ha deciso di mettersi d’accordo con Berlusconi per la legge elettorale europea con il 4% di sbarramento, non è che abbia convocato gli elettori per decidere insieme gli indirizzi etc., no, li ha fatti decidere dalla Direzione Nazionale, ossia da un organismo non democraticamente eletto e in più non previsto minimamente dal sacro Statuto. Quando poi ha deciso che non bisognava più allearsi con Di Pietro, ma anzi bisognava scaricarlo, l’ha annunciato da Fabio Fazio nel programma “ Che tempo che fa”, invece di discuterlo negli organi democraticamente eletti e la stessa cosa quando ha deciso di inciuciare e di dialogare sulle riforme con Berlusconi. A quel punto Arturo Parisi, che fa un po’ la funzione del grillo parlante, ha cominciato a dire “ beh, ma qui non rispettiamo neanche le regole che ci siamo dati noi stessi”, e continuava a sventolare – lui sì – lo Statuto, perché lui lo conosceva bene e chiedeva al partito di rispettarlo.

Via Veltroni, ma niente primarie

Quando si dimette Veltroni allora tutti i siti, i blog etc. dicono “ primarie, primarie! Vogliamo scegliere il successore di Veltroni con le primarie”, ma non c’è tempo perché le elezioni incombono e allora che cosa succede? Riesumano la costituente: nel febbraio di quest’anno riesumano quel guscio vuoto che avevano delegittimato esautorato con la direzione nazionale e convocano tutte le truppe cammellate, cioè tutti i quadri, quelli che devono tutto ai vertici del partito e conseguentemente vengono precettati: Presidenti di Provincia, Assessori, Consiglieri Comunali, Provinciali e Regionali, Sindaci etc. etc.. Nonostante questa precettazione che viene fatta il giorno prima, chiamandoli a uno al telefono perché vengano, mentre invece i delegati della società civile non vengono chiamati perché se tanto non vengono è ancora meglio: anzi, non essendoci neanche bisogno del numero legale, visto che hanno già stabilito il precedente, che si vota anche se c’è soltanto un quarto, un quinto dei delegati, è meglio chiamare soltanto gli obbedienti e evitare qualche disobbediente o qualche libero pensatore. Convocano le truppe cammellate e ci vanno 1.300 dei 2.858, quindi di nuovo meno della metà, non c’è nuovamente il numero legale. Sono quasi tutti, quei 1.300 , parlamentari, dirigenti e amministratori locali. Il Presidente Finocchiaro annuncia che il gruppo dirigente nazionale e regionale del partito raccomanda di eleggere subito Franceschini, candidato unico: all’ultimo momento Parisi, proprio per evitare l’effetto Bulgaria, cioè per evitare a un partito di dare vita a una competizione per il nuovo segretario con un unico candidato, come avveniva nei Paesi del socialismo reale, dice “ va beh, mi candido anch’io”, Franceschini gli dà una mano a raccogliere le firme, così almeno sembrano in due, anche se il risultato è scontato. C’è un famoso fuori onda nel quale appunto Franceschini dice alla Finocchiaro “ le firme le ho trovate io”, per salvare le apparenze e quindi un’assemblea minoritaria priva del numero legale decide di eleggere il segretario del partito un’altra volta con procedure che violano chiaramente lo Statuto del partito medesimo, che invece prevede le primarie e ben altri meccanismi: questo è un po’ quello che è successo fino a quando lo Statuto all’improvviso è diventato come la Bibbia, “ lo Statuto vieta..”, in realtà come abbiamo visto non vietava neanche la candidatura di Grillo.

La faccenda preoccupante è che adesso Grillo o non Grillo, poi Grillo è stato semplicemente abile a fare emergere le contraddizioni di un partito che si dice democratico e che segue ancora prassi tra il sovietico e il clientelare, ma il problema non è lui, il problema è appunto che Grillo, come sempre, diventa il detonatore di una bomba che già sta per esplodere, diventa la spia che segnala un problema e tutti guardano la spia luminosa e non si rendono conto di quello che sta segnalando quella spia. Il caso Grillo, che poi è il caso PD, segnala un partito nel quale gli italiani che vogliono liberarsi di Berlusconi devono per forza sperare che prima o poi ritrovi la bussola o trovi la bussola, invece ci si rende conto che questo è un partito che continua a cincischiare senza minimamente sognarsi di fare l’opposizione.

Veltroni scopre il conflitto di interessi

Se la trovo, vorrei leggervi, per concludere, un’intervista che ieri Walter Veltroni ha rilasciato a Il Corriere della Sera: è un’intervista dove Veltroni spiega un po’ quali sono i suoi programmi per il futuro, come se qualcuno glieli avesse chiesti tra l’altro, ma in effetti glieli aveva chiesti Il Corriere della Sera e Veltroni dice “ ho molto tempo libero, adesso voglio andare a fare l’osservatore in Commissione antimafia e mi sembra un’ottima cosa, c’è un sacco di roba da osservare sul fronte della mafia e della politica in questo periodo: speriamo che l’osservazione porti consiglio”. Ma poi aggiunge “ sto scrivendo una legge sul conflitto di interessi, una legge molto severa: c’è piena incompatibilità tra l’esercizio di pubbliche funzioni e possesso di mezzi di comunicazione”, ma guarda che idea geniale, nel 2009 Walter Veltroni ha scoperto il conflitto di interessi! Peccato che non se ne sia accorto prima, perché prima c’era qualche possibilità che quella legge sul conflitto di interessi passasse: per farla passare intanto bisogna avere la maggioranza in Parlamento e magari bisognerebbe anche avere dei ruoli di responsabilità dentro il governo, lui ha avuto entrambe le cose. Veltroni nel 96 divenne Vicepresidente del Consiglio nel primo governo Prodi e ci rimase due anni, però evidentemente si occupava d’altro: oggi il Professor Passigli, in una memorabile intervista all’Unità, dice che “ nel 96 il centrosinistra non fece la legge sul conflitto di interessi per evitare che Berlusconi potesse fare la vittima”, come dire “ abbiamo preso uno che ha rapinato una banca, ma per evitare che poi faccia la vittima non l’abbiamo arrestato”, perché sennò poi se lo arresti quello piange e fa la vittima, quindi è meglio lasciarlo fuori, così non fa la vittima. Questi sono gli intelletti che hanno in mano le sorti della nostra democrazia!

Però se Dio vuole, dopo 13 anni Walter sta scrivendo una durissima legge contro il conflitto di interessi, tanto non c’è alcuna speranza che diventi legge: perché? Perché lui non solo non è più Vicepresidente del Consiglio, ma non è neanche più leader del suo partito e il suo partito ha il 26% dei voti, ossia gliene manca un altro 25% per arrivare al 50% e poter fare approvare una legge di questo genere. Stiamo parlando della stessa persona che, soltanto un anno fa, chiamava Berlusconi “il principale esponente dello schieramento a noi avverso”, non lo nominava neanche e figurarsi, neanche si sognava di attaccarlo: anzi, ci voleva scrivere insieme le riforme istituzionali, elettorali e tutto il resto. Questo è un po’ il simbolo di un partito completamente allo sbando, che non rispetta neanche le sue regole, che non muove un sopracciglio di fronte alla marea montante dello scandalo delle tessere fasulle e gonfiate, che però ha ritrovato una prodigiosa unità nello sbarrare la strada a Beppe Grillo, considerato l’unica insidia che può deturpare l’immagine di un partito che, la settimana scorsa, ha rinnovato la tessera a un tizio condannato in Germania per molestie sessuali, un medico che ha molestato una paziente nel suo studio, la paziente si è suicidata, lui è stato condannato in primo e secondo grado, ha ottenuto e poi ha riottenuto la tessera del PD. Quindi la prossima volta, Beppe, vai a molestare qualche ragazza e poi ripresentati e vedi che la tessera te la danno!

Vi ringrazio, vi segnalo che la campagna abbonamenti a Il Fatto Quotidiano sta andando benissimo, a gonfie vele da quando abbiamo messo in piedi lo strumento della carta di credito e adesso entra anche il paypal, che non so come si pronunci, abbiamo già ricevuto alcune migliaia non di prenotazioni, ne avevamo avute 40. 000 di prenotazioni, ma proprio di abbonamenti veri e quindi abbiamo già quasi 8. 000 abbonati veri con nome e cognome e stanno continuando a affluire al ritmo di un migliaio al giorno. Speriamo che questa campagna prosegua, speriamo di avere la forza per fare un giornale, Il Fatto Quotidiano, a settembre sempre più ricco e adesso vedremo, insomma la promozione va avanti fino alla fine di luglio e speriamo di avere altre buone notizie da darvi. Vi segnalo, in conclusione, che è uscito il quinto volume di Passaparola, che raccoglie i Passaparola degli ultimi due mesi e che si intitola “ Gli sciacalli dell’informazione”. Noi ci vediamo lunedì prossimo, passate parola.”

Marco Travaglio

 

grilloSono passati 2 giorni dall’annuncio bomba di Beppe Grillo di candidarsi alle preliminari del Partito Democratico come leader e onestamente quello che ho letto e visto mi ha profondamente “demoralizzato” ma soprattutto mi ha definitivamente convinto che questo PD “mi fa schifo”. Vedere tutto il fronte dei geniali dirigenti del partito chiudersi a riccio contro Grillo è la semplice dimostrazione che hanno paura del cambiamento che uno come Grillo può dare al PD. Hanno paura che la base del partito elegga Grillo perchè stufa marcia di questa dirigenza fallimentare. E a dirlo non sono io ma basta vedere le ultime elezioni. 

E se fosse invece la volta buona per dare una sferzata nuova in questa politica marcia e corrotta? E’ riduttivo dire Grillo non è un politico perché è un comico. Così è facile e soprattutto non si ha il coraggio di sfidare Grillo a suon di programmi politici seri. Non credo a chi dice: “Ha annunciato la candidatura per vendere più biglietti!!…” Falso. Falso perchè Grillo non ha bisogno di pubblicità, i suoi spettacoli non vengono venduti senza nessuna pubblicità e i suoi spettacoli sono sempre SOLD OUT.  Ma se questo PD è ostile a Beppe Grillo vorrà dire che preferisce tenersi personaggi come Carra, D’Alema, Bassolino, Crisafulli, Violante, Cosentino e possibilmente anche Del Turco. Ma allora mi vien anche da pensare che questo PD sia ostile a Beppe perché vegeta sul mostruoso conflitto di interessi del nostro Silvio Berlusconi. E’ dunque sostenere che se questo PD è ostile a Beppe lo è perché le sue metastasi dirigenziali reggono il moccolo in parlamento ad una banda di piduisti eversori e golpisti. 

Questo PD è ostile a Beppe perché lui farebbe piazza pulita della sua attuale dirigenza in cancrena in un istante. Tutto questo mi fa pensare soprattutto che questo PD la democrazia fa ribrezzo. Questo PD è ostile a Beppe perché ha imparato dai piduisti a prendere per il culo i suoi elettori per voce di “democratici” come Bersani.

Questo PD è ostile al rinnovamento, è ostile a noi giovani, è ostile alla trasparenza ed alla legalità. Questo PD non rappresenta la sinistra.

Questo PD così com’è mi fa schifo.

 

Ps mi piacerebbe ricevere i vostri commenti e pareri su Grillo.

 

 

Infine ecco Grillo:

carfaStamane mi chiama un amico e mi dice di leggere urgentemente sul sito della La Repubblica. Spinto dalla curiosità non appena ho avuto un minuto mi sono fiondato. Appena si apre la pagina del sito non ci volevo credere. Il nostro Ministro per le Pari Opportunità ha scritto un libro. Niente di male, anche perché ormai i libri li scrivono praticamente tutti, vedi Vespa, Fede per citare i più bravi. La chicca letteraria si intitola “Mara Carfagna, un anno di governo”. Non è la solita, anonima e burocratica, brochure governativa ma qualcosa di più frizzante, adatto al personaggio. Copertina blu, 65 pagine patinate per raccontare tutte le fatiche della ministra e un piccolo book fotografico con 18 scatti autocelebrativi, in cui è sempre lei la protagonista.

Raccontano che Silvio Berlusconi abbia ordinato a tutti i componenti della “squadra” di compilare il bilancio di un anno di attività, ma la Carfagna ci ha messo del suo ed è nato il “book”. Molto personale, fin dall’introduzione, in cui confessa la tentazione della maternità. Con queste parole: “Mi sembra urgente e doveroso come donna lavoratrice, e spero futura madre, tentare di offrire una soluzione a quelle difficoltà che le donne quotidianamente incontrano”. carfa1Poi promette che “presto diventerà legge anche il testo contro la prostituzione in discussione in Parlamento“, a dispetto di quanti ipotizzavano un congelamento del ddl per non creare imbarazzi in tempi di escort. E invece no, la Carfagna tira dritto: “È sentita come prioritaria l’esigenza di colpire chi si avvale della prostituzione o contatta delle persone che si prostituiscono alimentando il mercato stesso”.

A una prima parte più istituzionale sui provvedimenti sponsorizzati dal suo ministero – dal reato di stalking al garante per l’infanzia – ne segue un’altra dove la Carfagna viene celebrata con molte fotografie. Con un “calendario” che la segue quasi giorno per giorno e ne racconta le gesta, corredato dalle immagini della ministra con Napolitano, Alfano, La Russa, e poi Lula, la Moratti, i clown degli ospedali pediatrici, con la mimetica in mezzo ai soldati italiani, in maglioncino fucsia tra i terremotati d’Abruzzo. L’ultima foto è quella con papa Ratzinger, al cui cospetto la Carfagna si presenta con la testa coperta da un velo di pizzo nero. Cosa dire di più? Solo in un aese come il nostro l’impossibile diventa possibile. Una valletta che sfornava calendari per camionisti diventa in men che non si dica ministro della Repubblica. La nostra ministra ora con maggior fermezza vuole una nuova legge contro la prostituzione, ma cosa penserà il resto del mondo, considerando quello che è noto sulla vicenda Berlusconi Escort e festini piccanti?

Penseranno che siamo dei “coglioni”!!!…. e non hanno tutti i torti….

Se volete gustarvi gli scatti presenti nel libro cliccate qui

Aggiungo solo dicendo che lo splendido libro è stato realizzato con i soldi di noi contribuenti, potevamo tranquillamente risparmiarceli questi soldi non credete?

W l’Italia

Manuale DipartimentoAQUILA.inddSiamo davvero sicuri che il G8 che l’Italia sta ospitando stia andando davvero bene in termini di prestigio internazionale? Certo nessuno mai tra i grandi della terra si permetterebbe a confermare l’incapacità del nostro governo nell’organizzazione dell’evento. Sicuramente i media internazionali stanno letteralmente bacchettando duramente il premier Berlusconi e il suo governo. Se davvero avete voglia di ascoltare quale sia il pensiero dei giornalisti internazionali vi consiglio di cliccare qui, c’è da vergognarsi.

Ma è davvero importante e fondamentale il G8? Onestamente non riesco a capire perchè oggi con tutta la tecnologi a disposizione occorra organizzare questi super appuntamenti che sono solo uno spreco di denaro pubblico in organizzazione, preparazione per l’evento. Mi permetterei di suggerire per il prossimo appuntamento l’utilizzo di conference call utilizzando (pensate sembra quasi incredibile) la tv!! In questo modo pensate solo a quanti milioni di euro si risparmierebbero. Avete idea di cosa il G8 stia costando alle nostre casse dell’erario? Non dimenticate che inizialmente l’appuntamento era sull’isola della Maddalena in Sardegna. Poi con un colpo di genio il nostro premier ha deciso di spostare il G8 all’Aquila incrementando ancor di più i costi e soprattutto arrecando disagio alla popolazione abruzzese.

Vi invito a seguire un reportage che ActionAid  Italia ha realizzato sull’argomento G8 riuscendo a raccogliere alcuni dati significativi sugli sprechi registrati alla Maddalena e sui disagi che rischiano di aggravare ulteriormente la condizione di quanti sono rimasti senza casa in seguito al terremoto in Abruzzo.

 

 

 

49378-federicoaChi di voi conosce il ragazzo in foto, o ne ha sentito parlare negli ultimi 3 anni? All’alba del 25 Settembre del 2005, questo ragazzo, poco più che adolescente, muore. Il ragazzo si chiamava Federico Aldrovandi. Federico tornava a casa dopo una notte di divertimenti e, forse, di eccessi tipici della sua età. Federico aveva 18 anni e tutta la vita davanti. La sua morte non è figlia dell’imprudenza giovanile o del destino cinico e baro. No. La sua morte è ancora più assurda. Federico muore perchè ha la sfortuna di incontrare a pochi metri dall’arrivo tre uomini e una donna. Colpi, pugni, manganellate, sangue e lividi. Federico muore massacrato. Gli uomini che colpiscono Federico portano una divisa. E la sporcano. La sporcano di sangue. Tantissimi nobili servitori dello Stato onorano quotidianamente la divisa che indossano, rischiando la vita per difendere la collettività. Alcuni invece la insozzano. Ed è proprio per difendere la purezza dei tanti che è doveroso allontanare i pochi. Restituendo così prestigio e autorevolezza alle istituzioni. Ieri un tribunale della Repubblica ha condannato quegli uomini a tre anni e sei mesi di reclusione, ritenendoli colpevoli di “eccesso colposo”. Ma di questa assurda storia c’è un altro colpevole: il silenzio mediatico. Riporto integralmente l’articolo di Roberto Natali che ritengo molto interessante.

 

Il processo di primo grado per la morte di Federico Aldrovandi, avvenuta a Ferrara il 25 settembre del 2005, è arrivato a conclusione. Il Tribunale ha condannato quattro agenti di polizia a tre anni e sei mesi per “eccesso colposo”: li ha giudicati responsabili di aver infierito sul ragazzo, che avevano ammanettato e steso per terra a faccia in giù. Ma la sentenza deve essere arrivata come una sorta di fulmine a ciel sereno per la gran parte dell’opinione pubblica italiana. Il processo, infatti, è andato avanti per mesi nel quasi totale disinteresse dell’informazione: bastano le dita di una mano per contare i quotidiani, i telegiornali e gli spazi di approfondimento televisivo (“Chi l’ha visto?”) che hanno seguito con continuità la vicenda. Eppure è stato un processo molto interessante, sostengono i pochissimi cronisti che l’hanno frequentato: un processo in cui alcune prove si sono formate proprio in aula, durante il dibattimento. Eppure si dice che di questi tempi la cronaca nera e la giudiziaria “tirino” molto. Eppure la passione dell’informazione per le aule di giustizia e per la ricostruzione dei processi negli studi tv è così accentuata che l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ha sollecitato e ottenuto l’adozione di un “Codice di autoregolamentazione in materia di rappresentazione di vicende giudiziarie nelle trasmissioni radiotelevisive”. Come mai, allora, del processo Aldrovandi non ce ne siamo curati? Non si può non mettere a confronto questo silenzio con il clamore mediatico che, da mesi, continua ad esserci intorno al processo di Perugia, seguito udienza per udienza, con professionale scrupolo. Una semplicissima ricerca di parole-chiave sulle principali agenzie di stampa, negli ultimi 30 giorni, dà questo risultato: “Meredith” compare in 156 lanci, “Aldrovandi” in 6 (inclusa la sentenza). Difficile sostenere che a Ferrara si sia esaminato un fatto di minore rilevanza rispetto al delitto Kercher. Anche lì c’è una giovane vita stroncata; anche lì c’è il dolore di una famiglia. Ma ci sono una cosa in più e una cosa in meno, nella storia di Federico. In più c’è il coinvolgimento di agenti di polizia: è una vicenda che spinge ad interrogarsi sul modo in cui alcuni intendono il ruolo di “forze dell’ordine”. Una questione che potenzialmente riguarda noi tutti, visto che tutti beneficiamo ogni giorno – per fortuna – della sicurezza che gli agenti garantiscono. In teoria, dunque, questo elemento avrebbe dovuto accrescere l’interesse per la storia. Oppure proprio il coinvolgimento di agenti di polizia ha funzionato da freno, spingendoci all’autocensura? Ma c’è anche una cosa in meno: a Ferrara non c’è sesso, nella vicenda che ha portato alla morte del giovane Aldrovandi. Nessuna possibilità di “arricchire” il racconto con tracce di Dna, reggiseni, ipotesi sulle relazioni tra i giovani coinvolti. E’ un dubbio consistente: sarà mica per questo che Perugia ci interessa tanto e Ferrara quasi per niente? Ed è un dubbio che fa male, soprattutto in queste settimane in cui il giornalismo italiano sta combattendo una sacrosanta battaglia contro il disegno di legge sulle intercettazioni. La stiamo conducendo in nome del diritto dei cittadini di continuare a conoscere vicende di indubbio rilievo pubblico. Rifiutiamo di essere raffigurati – come invece tendono a fare i sostenitori del provvedimento – alla stregua di una corporazione di guardoni, interessati a pubblicare le intercettazioni soprattutto perché vogliosi di mettere in pagina i particolari più pruriginosi che emergono dalle trascrizioni delle telefonate. Difendiamo un’idea di cronaca che misura gli eventi in base alla loro rilevanza sociale, più che al loro potenziale erogeno. La difendiamo contro chi, dall’esterno della professione, vuole metterci il bavaglio. Ma forse gli avversari non sono solo fuori di noi.

Roberto Natali

 


 

I soldi dello Stato sono finiti e le rimesse alle amministrazioni locali non arrivano più. Per sopravvivere, presidenti di regione e sindaci ipotecano i beni dei loro amministrati. Ugo Cappellacci, figlio del commercialista dello psiconano, presidente della Regione Sardegna da febbraio 2009, è partito subito bene.

Con la delibera n. 24/24 del 19 maggio 2009, la Giunta Regionale Sarda ha approvato il rinnovo, l’ampliamento e il rilascio di nuove concessioni demaniali dei litorali sardi, in favore di strutture ricettive private. In sostanza ha venduto il territorio dei sardi che per i prossimi sei anni dovranno pagare anche per fare il bagno nella loro terra.

In Europa le spiagge sono quasi sempre libere e attrezzate. In Francia ci sono decine di chilometri di spiagge libere, toilette pubbliche custodite e docce gratuite, vigilanza di Polizia e Vigili del Fuoco, bike sharing per limitare il traffico. Cose che noi italiani non possiamo neppure immaginare…

 

Testo:

“Ho visto cose che voi umani, italiani, sardi non potreste neanche immaginare. Ho visto immense spiagge pulite, perfette e gratuite. Con servizi doccia completamente gratis per i bagnanti. Ho visto sfavillare i torrioni con sopra dei bagnini enormi con la focaccia che controllavano l’incolumità dei cittadini. Ho visto cose che nemmeno riuscite a pensare. E tutte queste cose svaniranno, come lacrime nella pioggia. Tutte queste cose sono finite. È il tempo della grande speculazione.

Ormai sono spiagge piene di roba. Piene di sdraio, piene di ombrelloni, piene di bambini. Piene di venditori, marocchini, senegalesi. Piene di chiunque. Anche i proprietari delle boutique prendono la roba, chiudono il negozio e vanno a vendere. È tutta un’orgia! Paghi un posteggio due euro l’ora, paghi qualsiasi cosa. Per farti un cazzo di bagno nell’acqua devi farti chilometri a piedi nei rovi, attraversare autostrade. Arrivi lì, ti stendi il tuo asciugamanino e non c’è neanche più un metro quadro dove non si paga niente. È cambiato tutto con un legge. Qui in Sardegna avete un paradiso terrestre e ve lo fate scippare sotto i vostri occhi dalla legge Cappellacci. La legge Cappellacci, Dio mio! Solo in dieci giorni che si è instaurata la giunta ha fatto un casino pazzesco. Cappellacci, cosa pretendete che faccia Cappellacci? Fa delle cappelle! Ha fatto questa delibera che ha dato 40.000 ettari di spiagge pubbliche ai privati in concessione per sei anni, non quindici giorni. Fai quindici giorni, così vedi come si comportano. Sei anni! Figuratevi le spiagge, il territorio. Qualsiasi cosa. Cosa succederà qui? È finito il tempo della libertà. Le spiagge libere, da quando si chiamano “libere” le spiagge non sono più libere. Perché aggiungere un aggettivo alla spiaggia libera? La spiaggia è spiaggia, non è libera. È che ci abbiamo aggiunto “libera” per giustificare il fatto che non sono più libere. Perché noi siamo un Paese semi-libero. Come le nostre spiagge.

Buon 168 per tutti!”

 

este_08095348_57440L’attuale Governo vuole chiudere la bocca alla rete e ai giornalisti (quei pochi veri!!!) e di risposta la rete risponde con una iniziativa che esprime in pieno la sua forza comunicativa. Attraverso uno dei più famosi social network Facebook, gli internauti hanno creato un “gruppo” e autofinanziando l’operazione hanno comprato una intera pagina della La Repubblica per manifestare il loro “dissenso”. Un euro a testa è stata la spesa per pubblicare su Repubblica una lettera aperta contro il premier Berlusconi e l’invito che il premier lancia agli industriali di non comprare pubblicità sui “giornali catastrofisti”. Riuniti sulla piazza virtuale di Facebook, un gruppo di “liberi cittadini” hanno aquistato sull’edizione odierna del quotidiano uno spazio per informare i Grandi del mondo convenuti al G8 dell’Aquila di quello che succede in Italia: “Fatelo sapere, non lasciateci soli!”.

Si firmano “un gruppo di liberi cittadini di diversi orientamento politici”. Dichiarano che le parole di Berlusconi pronunciate davanti ai giovani di Confindustria, è “un indegno attacco alla libertà di stampa”. A Santa Margherita Ligure, quel primo Giugno, Berlusconi disse: “Non date pubblicità ai media disfattisti”.

Ma raccontare la verità sulla crisi economica non è “disfattismo”: “Riteniamo inaccettabile questa forma di pressione”, scrivono i firmatari dell’appello. “E’ un comportamento che richiama forme di governo tipicamente non democratiche. Ci rivolgiamo a coloro che credono che questa ingerenza sia indegna e illiberale”, proseguono.

In testa alla pubblicità trascivono l’articolo 21 della Costituzione sulla libertà di stampa e la frase contestata pronunciata da Berlusconi. Quindi concludono: “Non contestiamo il governo, ma la forma e la sostanza di chi lo presiede. Siamo preoccupati per la progressiva perdita di libertà di stampa”.

 

fonte: La Repubblica

salviniIl signore nel video col bicchiere di birra in mano alla festa di Pontida 2009 è Matteo Salvini, 36 anni, deputato alla Camera, parlamentare europeo e capogruppo della Lega Nord al comune di Milano. Molti ricorderanno questo genio padano un paio di mesi fa quando fece la proposta di separare i vagoni della metropolitana milanese dedicando alcuni per gli extracomunitari. Nel video postato oggi dalla La Repubblica si può vedere chiaramente i funs del parlamentare Matteo Salvini mentre gli fanno il coro personale di benvenuto e, poi, tocca a lui intonare una canzone. Non ci pensa un attimo e parte col repertorio tipico: “Senti che puzza, scappano anche i cani. Sono arrivati i napoletani…”. Poi, alza il bicchiere e insiste: “Son colerosi e terremotati… Con il sapone non si sono mai lavati…”. Intorno tutti cantano infervorati e contenti. Nessuno ha un ripensamento. Meno di tutti, appunto, Matteo Salvini, parlamentare della Repubblica italiana. Hai capito bene… il signorino è un Parlamentare? Siamo noi con le nostre tasse che paghiamo il suo ricco stipendio. Personalmente sono disgustato e mi vergogno di essere rappresentato da un personaggio come Salvini. Un parlamentare non può avere un così sbagliato comportamento pubblico. E’ pur sempre un uomo delle istituzioni. Ma del resto “loro” se ne fregano di tutto e con la loro boria ci stanno intossicando il futuro.

Ps. Adesso qualcuno dirà che è solo un comportamento privato come quelli del nostro Premier.

 

_metro1Sono diventate regolari a norma di legge (o meglio grazie al solito voto di fiducia al ddl sicurezza) e le indispensabili ronde volute dalla Lega Nord fanno segnare il loro più importante insuccesso. Il Comune di Milano ritira le ronde azzurre dal cuore nero. Il sindaco Letizia Moratti ha sospeso il contratto con i Blue Berets, associazione pagata da Palazzo Marino che da un anno e mezzo fa vigilanza in città. La decisione arriva dopo le polemiche seguite all’inchiesta di Repubblica Milano sui collegamenti fra i berretti azzurri e il Msi di Gaetano Saya, il partito che organizza “ronde nere” con divise in stile nazista. Il presidente dei Blue Berets, Vincenzo Scavo, è infatti dirigente della formazione politica di estrema destra che ha per stemma il sole nero, simbolo del misticismo hitleriano. 20090614_ronde-nere-divisaE non è il solo. All’associazione dei rondisti blu è stato iscritto come “colonnello” anche Riccardo Sindoca, pure lui ex Msi, indagato a Genova assieme a Saya con l’accusa di volere costituire un servizio segreto parallelo.

Da lunedì i Blue Berets non potranno più fare ronde in strada, servizio che svolgono dal maggio 2008, e nemmeno in metropolitana, sperimentazione partita il 25 giugno scorso. Da quando è scoppiato il caso, il vicesindaco Riccardo De Corato ripete che “il Comune non poteva sapere dell’appartenenza di Scavo all’Msi, perché l’associazione ha vinto una gara e non si può indagare sul credo politico dei partecipanti”.

Ma il caso è politico. Solo qualche giorno fa il vicesindaco lodava l’associazione definendola “contributo prezioso per la sicurezza dei più deboli” e ne elencava i successi: dal giugno 2008 1.421 interventi dei 28 rondisti, che segnalavano reati alle forze dell’ordine o immobilizzavano i responsabili in attesa dell’arrivo degli agenti.

Ma sono davvero indispensabili? Ma poi perché il comune di Milano deve spendere 517.000€ per avere un gruppo di “finti poliziotti” che vanno in giro per la città? A fare poi cosa? Ma soprattutto non può il comune dare quella somma alle forze dell’ordine locale (i vigili urbani) in modo che può finanziare più agenti per le strade ed effettuare un controllo del territorio migliore e sicuramente più incisivo di un “babbeo con il basco”?

Mi dispiace dirlo ma questo paese pian pianino sta tornando pericolosamente indietro, e se continuiamo così che futuro daremo ai nostri figli?

E i media cosa dicono? Secondo voi? Provate a vedere il video allegato per capire come in modo subdolo i media sono i migliori sponsor di questo vergognoso Governo.

 

 

Testo:

“Buongiorno a tutti, oggi siamo in trasferta, in tipografia, stiamo chiudendo un instant book insieme a Peter Gomez e a Marco Lillo, si intitolerà “Papi” e che uscirà a metà luglio, ma non è di questo naturalmente che vi voglio parlare.

Vi voglio parlare di una notizia di quelle che passano come l’acqua sul vetro, se ne parla un giorno, poi scompare e tra l’altro è una notizia clamorosa, dirompente, molto ancora più dirompente, mi scuso se lo ripeto, ma bisogna continuamente ripetercelo, degli scandali politico – sessuali che riguardano il Presidente del Consiglio e la sua corte dei miracoli, ribadisco ancora una volta che basterebbe uno di quegli scandali politico – sessuali per far dimettere il Presidente del Consiglio o il sottosegretario di qualunque paese del mondo, tranne il nostro, quindi non li sto sminuendo, ma sto dicendo che qui abbiamo anche di peggio!

E è curioso che nessuno di quelli che fanno 10 o 20 o 5 domande tutti i giorni al Presidente del Consiglio, non si concentri anche su questo fatto, anzi non scriva neanche una riga, sarò fissato ma penso che i rapporti con la mafia siano più gravi, persino dei rapporti con le prostitute, con i papponi e con gli spacciatori di droga, è grave anche questo secondo cotè, ma è doppiamente grave o triplamente grave il primo.

 

La lettera della mafia a Berlusconi

Allora la notizia che riguarda il nostro Presidente del Consiglio e i suoi rapporti con la mafia, è una notizia che dovrebbe interessare soprattutto in periodo di G8, perché in periodo di G8? Prendo oggi “Il Corriere della Sera” e leggo a pag. 2 “Le 12 tavole per un’economia etica, pronto il testo Ocse elaborato dall’Italia” e sotto abbiamo addirittura il volto di Tremonti che evidentemente, per conto del Cavaliere, sta preparando le tavole della finanza etica, devo dire che è proprio la persona giusta Berlusconi per parlare di finanza etica, visto che aveva quelle 64 società nei paradisi fiscali, quelle costruite da Mills che poi lui ha dovuto corrompere per farlo stare zitto nei processi.

Ma devo dire che tra queste 12 tavole per la finanza etica, potrebbe entrare a buon diritto, potrebbero anche distribuirne copia al G8 affinché gli altri 7 capi di Stato e di governo, oltre al nostro, il nostro è soltanto mezzo, quindi sarà un vertice G7 ½ come ha titolato “L’espresso” che il nostro mezzo distribuisse un foglietto, un papellino agli altri colleghi, per fargli vedere di cosa è capace lui quando si tratta di finanza etica, è un foglietto che è saltato fuori all’improvviso da un cassetto della Procura di Palermo, forse qualcuno di voi ha letto, bisogna essere pronti in questi casi perché la notizia viene data una volta e poi scompare, non ci sono commenti, reazioni, interrogazioni parlamentari, approfondimenti, nessuno ce la fa vedere.

Sul Corriere dell’altro giorno: “La mafia nel 1991: a noi una televisione di Berlusconi o rapiremo un figlio”, la Stampa: “Minacce della mafia a Berlusconi, giallo su una lettera del 1989”, quindi per la stampa è del 1989 per Il Corriere della Sera è del 1991, altri giornali la fanno risalire tra la fine degli anni 80 e l’inizio degli anni 90 e ne traggono tutti la conseguenza che questo povero Cristo di Berlusconi, era perseguitato dalla mafia, era minacciato, ricattato, una vittima quindi della mafia, poveretto! Ce l’hanno tutti con lui, anche la mafia! Questo è il messaggio che è passato anche in quei fugaci servizi o notiziole che sono state date in televisione, ne ha parlato perfino la televisione, perché? Perché poter accostare Berlusconi ai martiri minacciati dalla mafia, oppure addirittura uccisi dalla mafia, in un momento come questo è interessante, nessuno si è posto due domande ma queste le porremo alla fine nella speranza che quelli che ne fanno 10, ne facciano almeno 2 su questa vicenda, visto che ne fanno 10 sul caso Noemi.

Leggo, così ci capiamo, leggo il pezzo della Stampa che è il più completo, l’ha scritto Lirio Abbate, uno che dalla mafia è veramente minacciato per avere danneggiato la mafia nei suoi rapporti mafia – politica.

“I boss mafiosi nei primi anni 90 minacciavano Silvio Berlusconi e i suoi familiari perché volevano avere a disposizione una delle sue reti televisive, la richiesta sarebbe stata fatta all’allora imprenditore della Fininvest, ancora lontano dalla politica attraverso una lettera che sarebbe stata scritta dai corleonesi. Questa missiva vergata a mano è adesso agli atti del PM della direzione distrettuale antimafia di Palermo e è stata sequestrata insieme alle carte personali di Vito Ciancimino, l’ex Sindaco mafioso di Palermo, amico fidato di Bernardo Provenzano e referente politico dei corleonesi di Totò Riina, i documenti erano nascosti in un magazzino a Palermo, la lettera è stata sequestrata dai Carabinieri nel febbraio 2005”, state attenti a queste date perché sono importanti, nel febbraio 2005 i Carabinieri vanno a casa di Ciancimino e poi in questo in questo magazzino e portano via le carte del defunto Sindaco mafioso.

L’hanno trovata nella prima perquisizione a cui è stato sottoposto il figlio di Ciancimino, Massimo Ciancimino che oggi è sotto processo in appello per riciclaggio e proprio per avviare quel processo gli avevano fatto i sequestri in casa.

In primo grado è stato condannato a 5 anni e 8 mesi e adesso c’è l’appello.

“Dal verbale redatto dai militari dell’arma a firma Capitano Angeli si legge parte di foglio A4 manoscritto contenente richieste all’On. Berlusconi per mettere a disposizione una delle sue reti televisive, il pezzo di carta è strappato nella parte iniziale, il testo è incompleto e ciò che si legge è un invito a Berlusconi affinché accolga le richieste che gli sono state fatte “altrimenti dovrà essere compiuto il luttuoso evento” sullo scenario giudiziario che si apre, prendendo spunto dal documento finora inedito i magistrati della direzione distrettuale antimafia hanno avviato un’inchiesta riservatissima, sono stati fatti interrogatori ed altre persone devono essere convocate, è stato sentito anche Massimo Ciancimino che da quasi un anno collabora con diverse Procure, rendendo dichiarazioni ai PM sull’economia mafiosa, sugli intrecci con la politica e sulle trattative tra lo Stato e la mafia attraverso proprio suo padre nei giorni caldi delle stragi 92/93.

Ricorderete il Gen. Mori, il Capitano De Donno che vanno da Ciancimino perché faccia da tramite con Provenzano e Riina, trattativa che inizia prima della strage di Via D’Amelio subito dopo Capaci, prosegue dopo Via D’Amelio, dura altri mesi e si interrompe all’improvviso con il sorprendente arresto di Riina nel gennaio 1993 .

“Proprio a Ciancimino i PM hanno mostrato questa lettera durante un interrogatorio, il dichiarante sarebbe rimasto sorpreso nel vedere nelle mani dei magistrati quel documento, di cui gli aveva parlato suo padre, che pensava fosse stato smarrito tra le tante perquisizioni subite o nei traslochi che ha effettuato, invece era lì, tra le carte processuali ancora a disposizione della Procura che fanno parte del processo, in cui lui è stato condannato in primo grado per riciclaggio, su questo procedimento è in corso l’appello e dunque la Procura ha inviato alla Corte una copia del documento.

Intanto i PM hanno già disposto accertamenti, uno dei quali ha verificato che la missiva sarebbe stata scritta intorno al 1991, una perizia calligrafa avrebbe escluso che sia la scrittura di Vito o Massimo Ciancimino, gli inquirenti vogliono fare esaminare la grafia di alcuni uomini di fiducia di Riina perché dalle ipotesi investigative emergerebbe che il messaggio è stato scritto dai corleonesi.” Quindi da Riina o dagli uomini di Riina, il documento viene scritta da Riina o da qualcuno dei suoi uomini, viene passato a Provenzano che le cede a Ciancimino e Ciancimino cosa deve fare? Deve comunicarlo a un referente perché lo dia a Berlusconi e chi è questo referente? Dicono gli inquirenti che potrebbe essere Marcello Dell’Utri, tant’è che questa roba verrà consegnata alla Corte d’Appello di Palermo che sta concludendo il processo d’appello a Dell’Utri, quello in cui Dell’Utri in primo grado è stato condannato per concorso esterno a associazione mafiosa a 9 anni di reclusione, il processo di appello sta finendo, credo che intorno al 10 luglio si concluda l’istruttoria dibattimentale e cominci la requisitoria e poi ci saranno le arringhe e poi dopo l’estate ci sarà la sentenza.

Ci siamo capiti, i corleonesi chiedono a Berlusconi di dare loro a disposizione una sua televisione, altrimenti dovranno fargli una ritorsione, un evento luttuoso, Il Corriere della Sera scrive “rapirgli il figlio”, rapirgli il figlio non si sa bene dove stia scritto, forse perché nel 1988 in una telefonata che è stata intercettata e che abbiamo pubblicato per esempio nel libro Le Mille balle blu, Berlusconi parla con un immobiliarista di minacce che ha ricevuto e che potrebbero colpire il figlio Piersilvio, poi ne ve leggerò un pezzettino di questa intercettazione.

 

Piero Grasso, nulla da dirci?

Le due cose che balzano subito agli occhi sono: 1) se questa lettera è stata sequestrata nel febbraio 2005 a casa Ciancimino, ormai il vecchio Ciancimino era morto, c’era il figlio e il processo a Massimo Ciancimino è iniziato subito dopo e il processo Dell’Utri è in corso da 12 anni, prima in primo grado e poi in appello, perché questa lettera è saltata fuori in Procura soltanto adesso? Siamo a luglio 2009, sono passati 4 anni e mezzo dal suo ritrovamento, dove era questa lettera? Perché non era stata depositata agli atti dei processi Dell’Utri e Ciancimino? Forse che i pubblici ministeri che fingono di chiedere le condanne dei loro imputati, poi nascondono le prove per farli assolvere? Non saranno mica così stupidi e perché le hanno portate solo adesso queste carte nei processi a Ciancimino junior e a Dell’Utri, forse non gli era stato detto che c’era questa lettera.

Allora bisognerebbe fare questa domanda al Procuratore Capo di Palermo del 2005 Piero Grasso e al suo braccio destro, il Procuratore aggiunto dell’epoca Giuseppe Pignatone, i quali oggi non sono più a Palermo perché Grasso è diventato procuratore nazionale antimafia e Pignatone è diventato il Procuratore capo di Reggio Calabria, furono loro a dirigere le operazioni sull’inchiesta Ciancimino, fu Pignatone a interrogare Massimo Ciancimino per intere giornate su tutto ciò che era stato sequestrato in casa sua e su tutta la grande vicenda del tesoro di Ciancimino, curiosamente pare che in tutte quelle giornate di interrogatorio, a Ciancimino non sia mai stata fatta neanche una domanda sul documento più importante che era stato trovato in casa sua, sulla lettera che Riina o chi per lui aveva dato a Provenzano perché la desse a Ciancimino padre, perché la desse a Dell’Utri, perché la desse a Berlusconi, una domandina almeno gliela potevano fare, tanto più che come apprendiamo qui, ora che è stata trovata e i magistrati sono andati da Ciancimino, quest’ultimo è sbiancato e ha detto delle cose interessanti, ci dice Lirio Abbate, quali cose siano non lo sappiamo, perché sono coperte dal segreto, ma se i magistrati le scopriranno queste carte nei processi Dell’Utri e nei processi Ciancimino le verremo a sapere, le dichiarazioni di Ciancimino, per intanto sappiamo che c’è questa lettera, una lettera che tra l’altro risulta tagliata, sarebbe interessante sapere se quando è stata trovata dai Carabinieri era già tagliata, oppure se nel frattempo qualcuno ne ha portato via qualche pezzo!

La seconda cosa che balza agli occhi è che però negli articoli usciti finora sui giornali non l’abbiamo trovata, forse perché nessuno finora, speriamo nei prossimi giorni che ciò accada, è andato al processo Ciancimino a Farsi dare da qualche Avvocato questo documento, che non è coperto da segreto, siamo in dibattimento: meno segreto di così! Adesso che è stato depositato, finalmente, dopo quattro anni e mezzo non è più un segreto per nessuno e perché nessun giornale la pubblica? Una lettera di Riina a Berlusconi in cui il capo della mafia gli chiede – o lui o chi per lui, ovviamente – una televisione minacciando, in cambio, di fare qualcosa di brutto a lui o alla sua famiglia nessun giornale ce la pubblica? Possibile?! Nessuno la va a cercare, nessuno se la accaparra, c’è una caccia spasmodica alle foto di Zappadu, delle mignotte o delle ragazze immagine in Sardegna: fanno bene a cercarle, ma perché nessuno cerca la lettera dei Corleonesi a Berlusconi per avere una televisione?!

 

Gli amici degli amici

Perché se qualcuno ce la facesse vedere potremmo scoprire una cosa che, dato che non ci sono segreti su questo documento, adesso vi dico, ossia che in quella lettera Riina o chi per lui si rivolge a Berlusconi non chiamandolo Cavaliere, Dottore, Imprenditore, ma si rivolge a Berlusconi chiamandolo Onorevole Berlusconi e, se lo chiama Onorevole Berlusconi, questa lettera non può essere stata scritta nell’89, perché nell’89 Berlusconi faceva il palazzinaro e l’editore. Non può essere scritta nel 91, perché nel 91 Berlusconi faceva il palazzinaro e l’editore. Quando è che Berlusconi diventa Onorevole? Il 27 marzo del 1994, elezioni politiche, prime elezioni politiche in cui Berlusconi si presenta, vince le elezioni e diventa Presidente del Consiglio con Forza Italia, conseguentemente la lettera all’Onorevole Berlusconi è successiva al 27 marzo del 1994, oppure magari – che ne so? – in campagna elettorale qualcuno lo chiama già Onorevole, perché tanto si sa che verrà eletto? Quindi diciamo o subito prima o subito dopo la prima elezione di Berlusconi a Deputato, 94. E sempre in questa lettera il mafioso che scrive – o è Riina o è qualcuno dei suoi – dice a Berlusconi che “ la mafia gli darà un appoggio che non sarà di poco alla sua posizione politica”. E’ evidente che si stanno rivolgendo all’Onorevole Berlusconi o a quello che sta per diventare l’Onorevole Berlusconi per dargli “un appoggio non di poco” – così scrivono- alla sua posizione politica: vi sembra che sia questo il messaggio che è passato da quei frettolosi articoli e servizi televisivi? No, negli articoli e nei servizi televisivi si sentiva dire che Berlusconi, poveretto, era minacciato dalla mafia e quindi un nemico della mafia che viene minacciato dai mafiosi, altro che amico, come dicono questi Travaglio, Santoro, Luttazzi, questi infami! È talmente nemico della mafia da esserne minacciato: bastava raccontare le cose come stavano, andarsi a prendere questo bel papellino, vedere, “caro Onorevole Berlusconi, noi le daremo un appoggio non di poco se lei ci metterà a disposizione una delle sue televisioni. Se non lo dovesse fare, ci saranno delle spiacevoli conseguenze negative, un luttuoso evento” e quindi forse non solo un rapimento, ma anche un omicidio luttuoso. Quando uno vede queste parole tutte insieme e vede soprattutto il destinatario, Silvio Berlusconi nostro Presidente del Consiglio, inevitabilmente si domanda: ma Riina e i corleonesi erano impazziti? Pensavano di poter trasmettere una lettera a Berlusconi se non lo conoscevano? Come potevano pensare che, dando la lettera a Ciancimino affinché la desse a Dell’Utri, perché la desse a Berlusconi la lettera sarebbe arrivata a destinazione? Chiunque di noi voglia mandare una lettera a Berlusconi che cosa fa? Scrive “ caro Presidente Berlusconi” e poi mette una busta a Palazzo Grazioli, o a Villa Certosa o a Arcore o a Antigua, una delle ville, o a Palazzo Chigi. Perché Riina, invece di usare le Poste Italiane, usa la posta celere che è formata dalla staffetta Provenzano / Ciancimino padre / Dell’Utri per arrivare a Berlusconi? Si saranno mica conosciuti questi soggetti? Berlusconi conosceva Ciancimino? Dell’Utri conosceva Ciancimino? Berlusconi o Dell’Utri conoscevano Ciancimino, Provenzano, Riina o uno di questi alternativamente? No, perché è interessante, dato che si tratta di tre boss mafiosi tutti del clan corleonese! Altrimenti che gli viene in mente a Riina di usare quello strano sistema di comunicazione? Metti in busta e manda, se non lo conosci, no? Se lo conosci glielo fai arrivare tramite amici, ma allora sono gli amici di Berlusconi questi? O di Dell’Utri? E quando Berlusconi – poniamo il caso – riceve una lettera firmata dai corleonesi che gli porta Dell’Utri non gli chiede “ ma dove l’hai trovata? Chi te l’ha data?” dice “ ah, conosci Provenzano, Riina e Ciancimino?” oppure non glielo chiede perché già lo sa che Dell’Utri li conosce?! Oppure non glielo chiede perché anche lui li conosce? Queste sono le domande che ci dovremmo porre di fronte a un caso di questa dimensione. E poi il fatto che lui abbia risposto oppure no anche questa è una bella domanda: “ signor Ciancimino junior, lei ha mica saputo da sue padre se poi quella lettera ebbe un seguito, se qualcuno rispose a quella lettera? Se quando avete detto “ ti facciamo del male se non ci dai una televisione” quello ha fatto sapere – che ne so io? – “ stiamo valutando la vostra richiesta”, sa quelle formulette che si usano negli uffici, “ le faremo sapere”? No, perché dal 94 ricordo alcune trasmissioni televisive nelle quali le reti Fininvest, invece di prendersela con la mafia, se la prendevano con l’antimafia, attaccando violentemente e insultando, diffamando, calunniando la Procura di Palermo guidata da Caselli e poi smisero all’improvviso, quando la Procura di Palermo, dal 99 in avanti, dal 2000 fu guidata da Grasso e, sotto la gestione di Grasso e Pignatone, fu trovata questa lettera che scomparve, che non fu depositata agli atti dei processi, che solo adesso, in fase finale del processo d’appello a Dell’Utri, si può finalmente portare come prova davanti ai giudici! Qualcuno vorrà chiederlo all’attuale Procuratore antimafia e al suo aggiunto Pignatone dove se l’erano dimenticata, se per caso se l’erano dimenticata? Perché non l’hanno mandata nei processi, non l’hanno trasmessa, perché non hanno fatto una sola domanda a Ciancimino su quella lettera? Sono state fatte indagini su quella lettera? Perché vengono fatte adesso? Non si potevano fare quattro anni fa quando è stata trovata? Non si poteva convocare o Dell’Utri o Berlusconi per sapere se avevano ricevuto quella lettera, se conoscevano le persone che avrebbero dovuto consegnargliela, se avevano poi risposto a quella lettera? Misteri! Poi sapete che nella storia di Ciancimino c’è un altro grosso buco nero: le telefonate intercettate tra il figlio di Ciancimino e i soci del padre defunto, nelle quali nel 2004 si parla delle persone a cui Ciancimino aveva girato una parte del suo tesoro, i presunti prestanome del tesoro di Ciancimino: anche quelle bobine sono rimaste a marcire in Procura senza che nessuno le facesse trascrivere. Sapete che per usarle, dato che qui i prestanomi sarebbero dei parlamentari, bisognava chiedere il permesso al Parlamento, ma nessuno le ha trascritte e nessuno ha chiesto il permesso al Parlamento e, anche queste, sono saltate fuori dai cassetti dopo che il Procuratore Grasso e il Procuratore aggiunto Pignatone sono andati via da Palermo. Vorrei ricordare anche un’altra cosa così, a titolo di coincidenza cronologica: che il Procuratore Grasso è Procuratore nazionale antimafia grazie a una legge approvata dalla maggioranza berlusconiana due legislature fa, nella quale si faceva fuori il suo unico concorrente per la Procura Nazionale Antimafia: si chiama Giancarlo Caselli, è un po’ più anziano di lui, con qualche titolo quindi in più di lui; erano due candidati, uno è stato fatto fuori per legge e quindi la legge anti/Caselli non solo è una legge contra personam, ma è anche una legge ad personam, perché inevitabilmente, eliminando l’unico concorrente di Grasso, ha portato Grasso alla Procura Nazionale Antimafia. Capisco che certe domande scomode non si vogliono fare, ma bisognerebbe pur chiedere come mai qualcuno preferiva Grasso a Caselli e come mai queste carte, queste bobine saltano fuori quattro o cinque anni dopo dai cassetti, dopo che erano state dimenticate lì, se erano state dimenticate lì come sembra, confrontando le date.

 

Berlusconi intercettato parla delle minacce della mafia

Vi avevo detto di questa telefonata: è una telefonata – l’ho pubblicata sul sito www.antefatto.it, che è un po’ l’antipasto del nostro giornale; a proposito, in settimana arriverà la possibilità di abbonarsi con carta di credito, quindi restate in contatto con il sito “antefatto” e con il blog “voglio scendere”, perché finalmente molti di quelli che si sono prenotati e che devono ancora fare l’abbonamento potranno farlo comodamente da casa propria, con la carta di credito via Internet.

Quella telefonata è del 17 febbraio dell’88 e ci sono, al telefono, Berlusconi e il suo socio Renato Della Valle, che all’epoca era indagato per bancarotta e era sotto intercettazione. A questo punto Berlusconi, dopo aver parlato di varie cose quali politica, televisione e giornali, parla di un’artrosi che l’ha bloccato e dice “ sono messo male fisicamente e poi ho tanti casini in giro, a destra e a sinistra. Ne ho uno abbastanza grosso, per cui devo mandare via i miei figli, che stanno partendo adesso per l’estero, perché mi hanno fatto delle estorsioni in maniera brutta”, “ O Madonna!”, dice Della Valle, “ è una cosa che mi è capitata altre volte dieci anni fa e ora sono ritornati fuori”. “ Senti, Silvio – gli dice Della Valle – va beh, ma hai Saint Moritz, no? Sennò ti dicevo se vuoi mandarli, i figli, anche qui a casa mia non ci sono problemi”, cioè Della Valle gli dice “ scappa per un po’, se ti vogliono minacciare” e Berlusconi dice “ grazie, li mando molto più lontani. Sai, siccome mi hanno detto che, se entro una certa data non faccio una roba, mi consegnano la testa di mio figlio a me e espongono il corpo in Piazza Duomo…” “ O Madonna!”, ridice Della Valle, “ allora sai, sono cose poco carine da sentirsi dire”, giustamente, devo dire “ e allora ho deciso: li mando in America e buonanotte, perché ho un po’ di cosette da fare”. Della Valle gli chiede “ ma ti hanno dato una data? Ti hanno dato un ultimatum? Fino a quella data lì vai anche tu, no?” e Berlusconi dice “ no, no, io qui sono difeso per casa”, “devono passare sul mio cadavere”, dice Della Valle, come dire “ ti proteggo io” e Berlusconi gli dice “ sì, così ci mettono la bomba in due e ci fanno saltare in due” e ride e Della Valle dice “ ma cosa vuoi che ci facciano saltare, la bomba?”, poi parlano un po’ di altre cose, pensate anche questa dimestichezza del nostro Presidente del Consiglio con le bombe, già ne aveva avute due in casa sua nel 75 e nell’86. A un certo punto Berlusconi conclude dicendo “ ti dico sinceramente che, se fossi sicuro di togliermi questa roba dalle palle, pagherei tranquillo, così almeno non mi rompono più i coglioni”, praticamente apprendiamo che il nostro Presidente del Consiglio, quando riceve richieste estorsive o minacce dai mafiosi, paga: purtroppo dovrebbe essere colui che dà il buon esempio, oggi che è capo del governo, agli imprenditori che magari, per non pagare, si sono fatti pure ammazzare, vedi Libero Grassi e dovrebbero fare così.

Questo vi ho voluto raccontare perché il processo Dell’Utri sta per finire, il G8 sta per iniziare, tutti parlano di ragazze e di festini e di ricatti legati a quelle ragazze e a quei festini. Bene, pensate a quanta gente è in grado di ricattare Berlusconi, se già all’inizio della sua carriera politica la mafia gli aveva subito mandato un messaggio chiedendogli l’uso di una televisione, poi lui ha provveduto altrimenti con trasmissioni che hanno fatto grandi favori alla mafia, attaccando l’antimafia. Ma pensate a quanta gente, soltanto la catena Riina /Provenzano /Ciancimino /Dell’Utri /Berlusconi, questa catena quanto è ricattatoria come situazione intrinseca potenziale nei confronti del Presidente del Consiglio e quante persone quindi sono in grado di chiedergli qualcosa o di minacciare qualcosa: forse è più preoccupante che, tra queste, ci sia anche qualche boss mafioso che magari potrebbe parlare, oppure magari potrebbe far parlare qualcuno dei suoi, oppure potrebbe tirare fuori qualche altro pezzettino di carta, nella speranza che poi qualcuno non lo inguatti in un cassetto o magari non ne tagli un pezzettino!

Passate parola, ci vediamo tutti quanti, se potete, mercoledì sera 8 luglio al Circolo Alpheus in zona ostiense a Roma dalle otto di sera in avanti per la grande serata e notte bianca contro la legge bavaglio. Grazie, a lunedì prossimo.”

Marco Travaglio

Si è svegliato…. ha finalmente reagito!!! Il Presidente Napolitano ha convocato il Ministro Alfano al Quirinale: senza modifiche non firmerà il ddl sulla sicurezza. La legge sulle intercettazioni, così com’è, non va. Napolitano poteva rinviarla alle Camere e dare uno schiaffo a Berlusconi. Ma fedele al motto che “gli strappi tra le istituzioni vanno sempre evitati” (almeno fin dove è possibile), il capo dello Stato l’ha fermata prima del suo ultimo passaggio al Senato. 

Sulle intercettazioni il blog si è occupato più volte in diversi post. Vorrei oggi invitare a vedere ” In Galera” lo spettacolo sulle intercettazioni telefoniche che con questo ddl non leggeremo mai più.

 

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Berlusconi ha davvero la memoria molto corta. Era la pasqua del 1997 e al governo c’era Romano Prodi e stranamente il povero Silvio in lacrime si scaglia contro il governo per aver respinto degli immigrati e nel caso specifico se non erro ci fu un incidente dove alcuni immigrati persero la vita. Vedere quello che ha detto e fatto Berlusconi nel 1997 (stranamente più calvo) e contemporaneamente osservare oggi quello che il suo governo sta facendo con l’emanazione del famoso ddl sulla sicurezza è semplicemente pazzesco.

buono brutto cattivoIl 2 luglio 2009 è stata approvata dal Senato, attraverso l’immancabile voto di fiducia, il ventiduesimo della legislatura in corso, il cosiddetto “decreto sicurezza”, che tra l’altro introdurrà le ronde, delle quali si sentiva tanto bisogno. Uno dei punti qualificanti del decreto è l’introduzione del reato di clandestinità. Nei giorni scorsi un gruppo di giuristi ha diffuso un ultimo appello alla ragionevolezza, spiegando le ragioni che fanno ritenere incostituzionale (oltre che inutile rispetto agli stessi obiettivi sbandierati) quel reato. Ecco il testo integrale dell’appello.

Fonte: http://www.giuristidemocratici.it/

 

Appello di giuristi contro l’introduzione dei reati di ingresso e soggiorno illegale dei migranti

 

Il disegno di legge n. 733-B attualmente all’esame del Senato prevede varie innovazioni che suscitano rilievi critici.

 In particolare, riteniamo necessario richiamare l’attenzione della discussione pubblica sulla norma che punisce a titolo di reato l’ingresso e il soggiorno illegale dello straniero nel territorio dello Stato, una norma che, a nostro avviso, oltre ad esasperare la preoccupante tendenza all’uso simbolico della sanzione penale, criminalizza mere condizioni personali e presenta molteplici profili di illegittimità costituzionale. La norma è, anzitutto, priva di fondamento giustificativo, poiché la sua sfera applicativa è destinata a sovrapporsi integralmente a quella dell’espulsione quale misura amministrativa, il che mette in luce l’assoluta irragionevolezza della nuova figura di reato; inoltre, il ruolo di extrema ratio che deve rivestire la sanzione penale impone che essa sia utilizzata, nel rispetto del principio di proporzionalità, solo in mancanza di altri strumenti idonei al raggiungimento dello scopo. Né un fondamento giustificativo del nuovo reato può essere individuato sulla base di una presunta pericolosità sociale della condizione del migrante irregolare: la Corte costituzionale (sent. 78 del 2007) ha infatti già escluso che la condizione di mera irregolarità dello straniero sia sintomatica di una pericolosità sociale dello stesso, sicchè la criminalizzazione di tale condizione stabilita dal disegno di legge si rivela anche su questo terreno priva di fondamento giustificativo. L’ingresso o la presenza illegale del singolo straniero dunque non rappresentano, di per sé, fatti lesivi di beni meritevoli di tutela penale, ma sono l’espressione di una condizione individuale, la condizione di migrante: la relativa incriminazione, pertanto, assume un connotato discriminatorio ratione subiecti contrastante non solo con il principio di eguaglianza, ma con la fondamentale garanzia costituzionale in materia penale, in base alla quale si può essere puniti solo per fatti materiali. L’introduzione del reato in esame, inoltre, produrrebbe una crescita abnorme di ineffettività del sistema penale, gravato di centinaia di migliaia di ulteriori processi privi di reale utilità sociale e condannato per ciò alla paralisi. Né questo effetto sarebbe scongiurato dalla attribuzione della relativa cognizione al giudice di pace (con alterazione degli attuali criteri di ripartizione della competenza tra magistratura professionale e magistratura onoraria e snaturamento della fisionomia di quest’ultima): da un lato perché la paralisi non è meno grave se investe il settore di giurisdizione del giudice di pace, dall’altro per le ricadute sul sistema complessivo delle impugnazioni, già in grave sofferenza. Rientra certo tra i compiti delle istituzioni pubbliche «regolare la materia dell’immigrazione, in correlazione ai molteplici interessi pubblici da essa coinvolti ed ai gravi problemi connessi a flussi migratori incontrollati» (Corte Cost., sent. n. 5 del 2004), ma nell’adempimento di tali compiti il legislatore deve attenersi alla rigorosa osservanza dei princìpi fondamentali del sistema penale e, ferma restando la sfera di discrezionalità che gli compete, deve orientare la sua azione a canoni di razionalità finalistica. «Gli squilibri e le forti tensioni che caratterizzano le società più avanzate producono condizioni di estrema emarginazione, sì che (…) non si può non cogliere con preoccupata inquietudine l’affiorare di tendenze, o anche soltanto tentazioni, volte a “nascondere” la miseria e a considerare le persone in condizioni di povertà come pericolose e colpevoli». Le parole con le quali la Corte Costituzionale dichiarò l’illegittimità del reato di “mendicità” di cui all’art. 670, comma 1, cod. pen. (sent. n. 519 del 1995) offrono ancora oggi una guida per affrontare questioni come quella dell’immigrazione con strumenti adeguati allo loro straordinaria complessità e rispettosi delle garanzie fondamentali riconosciute dalla Costituzione a tutte le persone.

 25 giugno 2009

 

Angelo Caputo, Domenico Ciruzzi, Oreste Dominioni, Massimo Donini, Luciano Eusebi, Giovanni Fiandaca, Luigi Ferrajoli, Gabrio Forti, Roberto Lamacchia, Sandro Margara, Guido Neppi Modona, Paolo Morozzo della Rocca, Valerio Onida, Elena Paciotti, Giovanni Palombarini, Livio Pepino, Carlo Renoldi, Stefano Rodotà, Arturo Salerni, Armando Spataro, Lorenzo Trucco, Gustavo Zagrebelsky.

 

 

 

Non è un segreto che Daniele Martinelli è sicuramente uno dei migliori giornalisti italiani. Uno dei pochi che non ha paura di dire e gridare la verità.

Ho deciso di pubblicare un suo appello presente sul suo sito http://www.danielemartinelli.it/ e vi invito a vederlo e a diffonderlo.

Vi auguro un felice e sereno week end

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